SARAH ESPOSITO
Cronaca

Eunice, andare oltre l’indifferenza: "Violenza sulle donne riguarda tutti"

La psicologa e criminologa Cavallini: "Il problema non sta negli strumenti giuridici ma nell’educazione"

Eunice, andare oltre l’indifferenza: "Violenza sulle donne riguarda tutti"

Eunice, andare oltre l’indifferenza: "Violenza sulle donne riguarda tutti"

Un tentato femminicidio in strada, vicino al centro, in pieno giorno. Da sabato mattina, quando un uomo ha colpito alla gola una donna con un coltello, c’è una città intera che si interroga sull’episodio, sui motivi della violenza e che cerca di darsi delle risposte. Ne parliamo con Irene Cavallini, psicologa e criminologa, fondatrice di Eunice, l’associazione che in Valdera da 15 anni si occupa di violenza sulle donne. "Per prima cosa vorrei sgombrare il campo da una parola che può generare confusione soprattutto per i non addetti ai lavori. In questi giorni ho letto il termine ’raptus’ associato al caso. Senza entrare nello specifico, il raptus in psichiatria esiste ma è caratterizzato da due elementi: è qualcosa di improvviso e fuori controllo, una sorta di blackout della mente. Ma i femminicidi difficilmente sono così, c’è una storia pregressa all’origine della violenza".

Ci spieghi meglio.

"Quante volte sentiamo dire "era una tragedia annunciata"? Ecco, spesso è proprio così. Perché magari comincia tutto con un atteggiamento controllante dell’uomo, il controllo sul cellulare, sul modo di vestire, c’è la violenza psicologica, quella verbale e poi, per fortuna non sempre, si sfocia nel femminicidio. Spesso assistiamo a una sottovalutazione di quelli che sono i primi segnali della violenza. C’è una nutrita letteratura che ci parla dell’escalation della violenta. Il raptus è qualcosa che in qualche modo ci rassicura, perché pensare che quel crimine è stato commesso in un momento di blackout della mente allontana la violenza dalla quotidianità, però, così facendo rischiamo di dare una giustificazione a tutto questo".

Perché ci sorprende sempre scoprire che la violenza è trasversale tanto da colpire donne con livelli di istruzione alta e indipendenti economicamente?

"Quando ho cominciato a fare la volontaria in Eunice credevo che la violenza riguardasse le fasce deboli, donne di estrazione sociale bassa e invece non è così. Ho ricevuto anche donne medico, professioniste, donne istruite. È uno dei motivi per cui si fa così fatica ad affrontare il tema. La violenza sulle donne ha una radice complessa e per sradicarla serve un lavoro complesso".

Da dove si comincia?

"Dall’educazione al rispetto dell’altro. Uno degli obiettivi di Eunice è proprio sensibilizzare sul tema, quando andiamo nelle scuole a parlare con i ragazzi ci accorgiamo di quanto manifestino drammaticamente ciò che la nostra società è. Negli ultimi anni gli strumenti giuridici sono cambiati eppure le donne continuano a morire, perché? Evidentemente la falla è da un’altra parte, nell’educazione. Serve formazione e informazione nelle scuole".

C’è qualcosa che può fare la collettività di fronte a episodi come questi?

"La comunità dovrebbe essere più attenta. La violenza riguarda tutti. Tutte noi potremmo essere domani quella donna e vorremmo che qualcuno ci aiutasse nel caso noi, per qualche motivo, non riuscissimo a farlo da sole. La collettività può fare una cosa importantissima: non essere indifferente. Perché la solitudine è uno dei fattori che permette la degenerazione della violenza".