Erik Sanfilippo, trovato morto a Londra
Erik Sanfilippo, trovato morto a Londra

Londra, 19 maggio 2019 - Nonostante la Brexit sono ancora tanti i giovani italiani che vengono a Londra a rincorrere il sogno. E per fortuna sono pochissimi i casi che finiscono in tragedia, come quello di Erik Sanfilippo, trovato morto in un cassonetto della spazzatura lo scorso sabato 11 maggio a due passi dallo stadio dell’Arsenal. La sua morte è ancora avvolta nel mistero, perché non appaiono segni di violenza tranne una lieve ferita rinvenuta sul capo, quindi si attende l’esito dell’autopsia. Fino ad allora il coroner non può rilasciare la salma ai famigliari, che sono accorsi a Londra per riconoscere il corpo. La madre, Carmen de Caro, allertata della morte del figlio dai carabinieri, avrebbe dichiarato all’Evening Standard (giornale pomeridiano londinese): «Erik era il nostro principe. Sono distrutta». La sorella maggiore Denise, che ha parlato per ultima con Erik, non si spiega la possibilità che il fratello sia morto per un malore, meno ancora un possibile suicidio.

Il ragazzo era in ottima salute e si era detto emozionato di diventare zio per la seconda volta (Denise è in dolce attesa) e le aveva detto di mandargli una foto dell’ecografia del nipotino per email. Stava pure facendo piani per tornare a casa per un paio di settimane di vacanza a settembre. In ogni caso di certo il 23enne toscano di Marti di Montopoli Valdarno non si è rinchiuso da solo nel contenitore dei rifiuti. Qualcuno ce lo deve aver messo. E infatti il 12 maggio, il giorno dopo il ritrovamento, è stato fermato un altro italiano, Gerardo Rossi, per «occultamento di cadavere». Rossi, 52enne di Napoli, abiterebbe proprio sulla strada dove è stato trovato Sanfilippo, Tollington Road, che si trova vicino a una delle peggiori prigioni londinesi: Holloway Prison. Le strade intorno al carcere sono notorie per violenza, accoltellamenti vari, droga, e sono spesso teatro di episodi di cronaca nera. Rossi per ora è stato rilasciato su cauzione ma dovrà ripresentarsi davanti alle autorità a metà giugno, quando ci saranno anche i risultati del post-mortem, compresi gli esiti dei test tossicologici.

Sul profilo Facebook di Rossi, che a Londra si fa chiamare «Gerry», l’uomo dice di aver frequentato l’Università Suor Orsola Benincasa, che è un’università «libera» con sede a Napoli e poi l’università di Cambridge nel 2006. L’uomo pare avere un paio di cani mastini a Londra, ma non è chiaro cosa faccia di mestiere. Intanto, a trovare Erik sarebbe stato un anziano residente del quartiere, che ha notato che il proprio cassonetto era stato spostato e ha sentito che c’era qualcosa di anomalo al suo interno. Quando l’ha rovesciato è rimasto orripilato: «Sono uscite prima le gambe», ha raccontato ai tabloid inglesi. La storia irrisolta di Sanfilippo ha fatto scalpore nella comunità di quasi 700mila italiani risidenti a Londra e dintorni. Molti hanno la stessa storia di Erik alle spalle: una buona famiglia in Italia, niente scontri con le autorità ma la voglia di provare a vivere in una metropoli, di «fare fortuna» in un paese noto per la meritocrazia e la snellezza burocratica, in grande contrasto con l’Italia. Erik aveva seguito lo stesso iter di migliaia di ragazzi prima di lui, arrivando a Londra con un amico circa un anno fa, ambedue a caccia di nuove esperienze. E dopo qualche comparsata in un video musicale e qualche foto da aspirante modello, si era messo a lavorare sodo. Scotland Yard ha fatto un appello pubblico e ha messo a disposizione un numero dove chiamare. Le indagini continuano.