Cristiano Rimicci, 45 anni, di Pontedera con il suo amato cane
Cristiano Rimicci, 45 anni, di Pontedera con il suo amato cane

Pontedera, 15 maggio 2018 - Oltre 40 anni di profondi silenzi, imperscrutabili sensibilità nell’inquieta ricerca della felicità. Un sentiero irto che rischia di lasciare solo chi trascina con sé un fardello di pensieri. E’ una strada stretta quella che ha condotto Cristiano Rimicci, 45 anni di Pontedera, lontano da casa: prima in ‘rifugio’ di ghiaccio e pioggia in Scozia e poi, adesso, chissà dove. Da mesi non si fa sentire. Che cosa sta facendo? Starà bene? Ha bisogno di aiuto?

I genitori sono inchiodati ad una foto che lo ritrae sorridente, in un tempo spezzato e immobile che attende almeno una risposta. In questo limbo il tormento non offre tregua. E ogni domanda altrui pare una coltellata eppure, al tempo stesso, ogni silenzio non fa altro che accrescere quell’ansia che logora lo stomaco.

«Mio figlio – racconta il padre di Cristiano – è stato visto l’ultima volta il 19 gennaio scorso». Si trovava a Glasgow, città portuale della Scozia dove abita da 12 anni lavorando come aiuto cuoco. Da un paio di settimane era ospite di un amico. Ma quel giorno ha issato lo zaino sulle spalle, ha salutato ed è sparito senza dire una parola.

Nessuno lo ha più visto o sentito. La segreteria telefonica ripete sempre il medesimo messaggio. «Non è la prima volta che Cristiano si assenta per un periodo – continua il padre –. Ha sempre avuto bisogno di spazi e tempi per meditare e riflettere in solitudine. Ma mai era passato così tanto tempo. Siamo preoccupati. Molto». Gli occhi si fanno lucidi. Come bagnate sono le strade di quella regione del Regno Unito:

«Sono stato dieci giorni a Glasgow – aggiunge Rimicci – e ho cercato ovunque. Ho chiesto agli amici, a diverse associazioni e ho visitato perfino i rifugi dei senza tetto. Quando sono salito sull’aereo ero certo che lo avrei ritrovato. E invece...». Il cuore presto si è fatto grigio come il cielo del Nord: «Abbiamo fatto denuncia. La polizia scozzese lo sta cercando». Del giallo si sta occupando anche la Farnesina: «Il Consolato d’Italia a Edimburgo – assicurano da Roma –, in stretto raccordo con la Farnesina e in contatto con le autorità locali, segue il caso del connazionale Cristiano Rimicci ed è in contatto con la famiglia per prestare ogni possibile assistenza».

Ma il telefono, crudele, resta ancora muto. Mentre la mente torna a settembre, l’ultima volta che il babbo e la madre lo hanno abbracciato all’aeroporto: «Cristiano – raccontano – era stato con noi qualche mese. Ma in Italia, ormai, aveva perso molti contatti così aveva deciso di ritornare in Scozia. Era determinato. Sorridente. A Natale ci siamo sentiti per gli auguri. E poi niente più». Gli appelli – anche su Facebook – si ricorrono: «Chiunque lo abbia visto – conclude il padre – abbia pietà di noi e ci contatti. Ci dica solo che sta bene». Basterebbe un solo secondo per riaccendere le lancette di una vita il cui tempo ha smesso di contare le ore.