San Miniato, 9 settembre 2018 - Nel rebus del tartufo (la raccolta inizia domani) non gioca solo e sempre il mix climatico. Ma c’è anche il problema dei tartufi importati dall’estero che vengono venduti come fossero nostrani. Ma non lo sono. Si sa, da sempre che questo flusso c’è. Ma la provenienza, nella vendita, non viene mai indicata: alle mostre mercato il prodotto è sempre locale o al massimo italiano. L’ultimo fronte è l’Albania dove il tartufo è diventato “l’oro nero” del Paese più povero d’Europa.

La forsennata ricerca di questo alimento pregiato sta portando diversi problemi interni (dalla guerra tra i raccoglitori alla distruzione di riserve naturali protette), ma starebbe creando anche un aumento di flussi commerciali verso i Paesi dove c’è la cultura del tartufo. Uno è l’Italia. «Dove – spiega l’assessore sanminiatse al commercio Giacomo Gozzini, impegnato in prima linea nell’associazione Città del Tartufo – non siamo riusciti ad arrivare alla conquista della tranciabilità».

«Sono convinto che tutti i fenomeni negativi intorno a questa grande risorse del nostro territorio –- aggiunge – sarebbero superabili se mai si arriverà ad una legge che incroci la sicurezza alimentare e la fiscalità, garantendo al mondo degli hobbisti (una’ampia fetta dei trifolai) una no tax area che consenta loro, fino a cifre modeste, di poter continuare senza il peso e la burocrazia della tassazione. Torneremo a farci avanti con il nuovo governo». «Ovviamente – aggiunge – ben vengano i controlli finalizzati di tutte le autorità preposte».

Più l’annata è di magra (come lo scorso anno) più si rischia che venga spacciato per nobile tartufo locale, trifole dalle provenienze più disparate: dalla Romania all’Albania. Somiglianze e accorgimenti consentono di «sfuggire» agli occhi del consumatore che è un buongustaio, ma non un esperto. Per le colline sanminiatesi il tartufo è un prodotto importante, il traino di una filiera economica dai numeri grandi e dal giro d’affari che decine di milioni di euro. Qui si raccolgono ogni anno 35 quintali di tuberi tra bianco, nero e marzolo. Il 60 % della raccolta è destinata al’export: dagli Usa, alla Russia, ai Paesi arabi. Quest’anno, secondo gli esperti., l’annata potrebbe riservare sorprese positive. Lo scorso anno la raccolta segnò - 70%. Pendolari del tartufo verso l’Albania? Fenomeno, per ora, molto ridotto e di cui ci sarebbero poche tracce.