Tribunale di Pisa

Pontedera, 12 giugno 2018 -  Colpevole di abusi sessuali su una bambina di appena dieci anni e detenzione di materiale pedo pornografico. Tre anni di reclusione è la pena inflitta dal collegio del tribunale di Pisa (presidente Murano, a latere Mirani e Poggi) ad un imprenditore sessantenne della zona portato a giudizio da una coppia di amici con l’accusa di pedofilia nei confronti della loro bambina. Una storia avvenuta in Valdera durante le serate musicali di un gruppo di amici. Il pubblico ministero Flavia Alemi, all’esito di una lunga istruttoria, e dopo una requisitoria di oltre un’ora che ha ricostruito tutti i punti salienti della vicenda, aveva chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di carcere per l’imputato difeso dall’avvocato Rolando Rossi. Il fatto risale alla primavera del 2014.

E’ durante una serata che tra l’imprenditore e la bambina sarebbe accaduto qualcosa. E’ la piccola a raccontare al nonno che quell’uomo l’aveva «toccata» e che poi cercò di farsi palpare nelle parti intime. Sarebbe stato quello il culmine di una strana confidenza tra i due: messaggini «sospetti», contatti telefonici insoliti tra un sessantenne e una bambina, la mano della piccola «avvicinata» alle parti intime dell’anziano e, non ultimo, un gioco a sfondo sessuale scaricato sul cellulare. Mezzo quest’ultimo attraverso il quale l’uomo avrebbe mostrato alla piccola foto delle proprie parti intime. Il segnale d’allarme arrivò dalla scuola. La bambina in quei giorni si era fatta un video dove balletta in canottiera e slip e per il quale i genitori furono chiamati dalle maestre. Ma intanto fu la bambina a fare la rivelazione al nonno che poi ha aperto la strada alle carte bollate. 
Un processo in cui hanno sfilato tanti testimoni, dai genitori della parte offesa alle maestre di scuola, fino ad un’amica. La testimonianza della bambina era stata acquisita sotto le forme dell’incidente probatorio. Una testimonianza resa - secondo il consulente della procura – in modo credibile e con lucidità. Lunga l’arringa dell’avvocato Rossi che ha cercato di allontanare l’imputato dalle accuse sottolineando ancora tutte le circostanze che dimostrerebbero la conoscenza dell’argomento «sesso» da parte della bambina prima dei fatti contestati al suo assistito. Lo disse anche l’imprenditore difendendosi davanti al collegio: «in quella famiglia era tutto sessualizzato», sostenne ribadendo che l’unico gioco che ha fatto con lei è «staccia buratta», il gioco di tutti i nonni con i nipoti.