Firenze, 25 febbraio 2017 - Caro direttore, la scissione Pd si è consumata ma mi pare che più o meno tutti ne escano male. Mi chiedo: chi glielo ha fatto fare? Non si rendono conto Renzi e gli altri che così consegnano l’Italia a Grillo? Sono degli incoscienti.
Anna Iacovella

Cara signora Iacovella, la tragicommedia Pd è una sequela di brutte figure, equamente distribuite. La prima è dell’ex segretario, Matteo Renzi, che ha dato l’impressione di non aver mai troppo a cuore l’unità del partito, bene supremo cui un segretario dovrebbe tenere, cui segue a ruota quella della minoranza scissionista, che aveva avuto mille occasioni per rompere (pensi alla forzatura renziana sulla legge elettorale, o a qualche argomento «di sinistra») ma ha sbattuto la porta per un dissenso sul calendario. Poi i singoli: Michele Emiliano, che ha cambiato idea cento volte, il governatore Enrico Rossi che non è stato seguito da nessuno dei «suoi» in regione, Matteo Orfini che da antirenziano si è accomodato sullo strapuntino di presidente Pd e si è acquietato, Pierluigi Bersani che è riuscito a portarsi dietro quasi niente del Pd. L’unico che per adesso gode è D’Alema, ma lui non ha niente da perdere e quindi è fuori partita.