Giuseppe Provenzano è stato ministro per il Sud e ora è vice segretario del Pd
Giuseppe Provenzano è stato ministro per il Sud e ora è vice segretario del Pd

Firenze, 29 luglio 2021 - "Il punto è decidere da che parte si vuole stare: c’è la destra e c’è la sinistra". Parafrasando: "O si sostiene Letta o si sostiene Salvini". Il messaggio è chiaro ed è tutto per Matteo Renzi, dopo l’appello-bordata del leader di Italia Viva rivolto proprio a Enrico Letta, domenica, dalle colonne de La Nazione. Giuseppe Provenzano, già ministro per il Sud nel Governo giallo-rosso, da marzo vice segretario del Partito Democratico a guida lettiana, entra nel merito della sfida più importante delle prossime settimane: il seggio di Siena per le suppletive della Camera, che vede candidato per i Dem proprio Letta. "Bisogna ascoltare tutti, anche un partito che vale l’1,2%. Ma il Pd non cede a nessun ricatto. Non ci sono contropartite nazionali, è in ballo il destino di un seggio elettorale per noi molto importante".
 

Italia Viva ha alzato tantissimo la posta, provando a spaccare il fronte con il Movimento 5 Stelle.
"Questo non è un gioco. La Toscana è stata teatro negli anni scorsi di una preoccupante avanzata della destra. Alle elezioni regionali abbiamo tenuto, ora anche da Siena deve partire il riscatto del centrosinistra toscano. Sia chiara una cosa: chi si sottrae dal sostenere Letta, vuol dire che sostiene Salvini".
 

Però Renzi nelle ultime ore ha fatto un’apertura su Letta: ha detto che Italia Viva lo sosterrà.
"Per fortuna nelle sue parole sembra finalmente prevalere la ragionevolezza".
 

Durerà?
"Speriamo".
 

Quale rischio vede? Una virata di Renzi verso il centrodestra, anche in vista di nuovi importanti appuntamenti politici per il Paese, come l’elezione del presidente della Repubblica?
"Mi auguro che la scelta su Siena contribuisca a fare chiarezza rispetto a questo punto, ma non posso non rilevare un’ambiguità negli atteggiamenti di Italia Viva, in alcuni casi con segnali espliciti verso il centrodestra, a cominciare dalla vicenda sul Ddl Zan, per non parlare di come, in partite importanti per le prossime elezioni amministrative, le forze cosiddette riformiste stiano facendo un grande favore alla destra".
 

Renzi ha spronato il Pd a trovare un’intesa con queste forze riformiste, ovvero Italia Viva e Azione di Calenda.
"Cerchiamo di chiarire un concetto: il Pd non accetta lezioni di riformismo da nessuno. Anche perché bisogna intendersi su cosa si voglia dire con riformismo, che non può essere sinonimo di moderatismo, difesa di vecchie ricette anni Novanta che puntavano sui vincenti della globalizzazione. Essere riformisti, oggi, significa voler migliorare le condizioni di vita dei cittadini, e significa dunque affrontare la questione sociale, la priorità del lavoro. Per allargare le basi della democrazia, includere nella nuova stagione di sviluppo i troppi che fin qui sono rimasti esclusi dai grandi processi di cambiamento e di ripartenza in atto".
 

E i 5 Stelle possono far parte di questo progetto insieme al Pd?
"Il destino dell’alleanza dipende prima di tutto dai 5 Stelle, e dalla loro capacità di sciogliere un nodo che riguarda la natura stessa del Movimento: abbracciare convintamente l’ala progressista. Mi auguro che Conte lo faccia. È un errore sostenere che non esistono più né la destra né la sinistra. Esistono eccome, e anche i 5 Stelle devono decidere da che parte vogliono stare".
 

Adesso però il Pd si trova al Governo gomito a gomito con la Lega.
"Attraversiamo una delicatissima emergenza nazionale, in cui un’ampia e composita maggioranza ha risposto all’appello di Mattarella per sostenere Draghi. Ma noi continuiamo a essere alternativi a Salvini. Le sue ambiguità sui vaccini, le parole aberranti su Voghera, tratteggiano un universo politico e morale che dobbiamo battere alle elezioni. Questo carica il Pd della responsabilità di lanciare una proposta al Paese. Ma non lo faremo da soli, vogliamo aprirci, costruire alleanze sociali. È questo il senso delle agorà democratiche che partiranno a settembre".
 

In questa fase così delicata quali sono le sfide che il Pd non può perdere?
"Lo dicevo poco fa: includere chi rischia di rimanere fuori dai processi di cambiamento. Uscire da questa crisi con più diritti e più giustizia sociale. Non è vero che le battaglie per i diritti civili sono alternative a quelle per i diritti sociali".
 

La Toscana affronta la crisi terribile della Gkn: 422 persone licenziate senza preavviso.
"Qui è in gioco il destino industriale di un territorio, non solo dei lavoratori e delle loro famiglie. Per questo siamo orgogliosi del nostro sindaco, Emiliano Fossi (sindaco di Campi Bisenzio, ndr ), che con coraggio ha schierato l’istituzione a difesa della produzione e del lavoro".
 

Non trova che il Governo tenga posizioni troppo timide rispetto alla portata di un dramma industriale di questo tenore?
"Al ministro Giorgetti chiediamo di metterci la faccia, in questa come in altre crisi. Ci lamentiamo che l’azienda manda gli avvocati ai tavoli, al posto del decisore industriale. Ma anche noi dobbiamo schierare come controparte la massima espressione del decisore politico, senza nulla togliere alla generosa azione della sottosegretaria Todde. Le multinazionali devono capire che l’Italia c’è e vuole farsi rispettare".
 

E che armi ha l’Italia per farsi rispettare?
"Mentre partivano 422 lettere di licenziamento, il titolo della Gkn guadagnava il 5% in borsa. Per noi, questa scala di valori è inaccettabile. E dobbiamo difenderci. Servono norme, come in Francia e in Germania, che impediscano a una multinazionale di comportarsi come la Gkn e che la responsabilizzino nei processi di reindustrializzazione, anche prevedendo sanzioni. E poi serve una visione sulla politica industriale: senza strategie di settore chiare, i tavoli di crisi aziendali finiranno per moltiplicarsi. Gkn significa componentistica, produce quasi esclusivamente per Stellantis. Nella transizione ecologica dell’automotive, il tema è come accompagnare e rafforzare l’intera filiera: sindacati, imprese e territori devono avere gli strumenti per consolidare e rilanciare la seconda manifattura d’Europa. E i presupposti ci sono tutti. Le risorse del PNRR, ma forse anche una nuova consapevolezza".
 

Ovvero?
"Guardate cosa sta accadendo in questi giorni, in queste ore, davanti alla Gkn. Un’intera comunità si sta mobilitando per solidarizzare con gli operai: società civile, volontari, artisti, intellettuali. Qualcosa sta cambiando anche nella sensibilità dell’opinione pubblica e non solo della politica, sulle questioni legate al lavoro. Questo è un fatto nuovo, e potente. Che non potrà non portare frutti".