Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni (Germogli)
Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni (Germogli)

Prato, 23 febbraio 2021 - Matteo Biffoni è il primo cittadino di Prato per la seconda volta. Presidente dell’Anci toscana, ex deputato, fa parte del fronte dei sindaci del Pd.

La Nazione ha avviato un dibattito nel centrosinistra con le interviste di Nardella e Rossi. Due tesi opposte. Lei che ne pensa?

"Penso che si stia dipanando un indispensabile confronto sul futuro del Pd: quello che sta accadendo necessita assolutamente di un approfondimento perchè ne va dell’identità stessa del Pd. Ci sono in campo visioni che immagino abbiano obiettivi comuni, ma che indicano percorsi diversi. Per quanto mi riguarda penso che ci sia la necessità di ridefinire chiaramente quale sia il sistema valoriale del Pd, quali sono i nostri punti di riferimento, quali le battaglie prioritarie. Il Pd degli ultimi tempi, in alcuni passaggi cruciali, è apparso in confusione, incapace di dettare la linea come dovrebbe fare il più grande Partito della sinistra riformista: “mai con i Cinque Stelle, o Conte o niente, mai con la Lega” rappresentano passaggi in cui si è evidenziato un sostanziale smarrimento di una decisa linea politica. Questo secondo me si risolve solo se ti chiarisci profondamente le idee".

Il confronto prende corpo, il malessere cova. Congresso sì o no?

"Anche in altri contesti ho sempre detto che cambiare una persona non è una panacea che risolve tutti i problemi, magari fosse così. Zingaretti è il segretario del mio partito e sono relativamente appassionato all’impellenza di un confronto congressuale, soprattutto in questo momento storico. So però che è necessario trovare un luogo e un tempo per discutere. L’importante è che si apra una fase di riflessione approfondita".

Alleanza ’contiana’ in coalizione con 5 Stelle e Leu o accordi di programma?

"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Prima di capire quali possono essere i nostri alleati dobbiamo prima chiarirci le idee su chi siamo e cosa vogliamo fare, assumere un ruolo di guida culturale e politica, insomma di leadership, il cui “appalto” a Conte, come si è paventato in alcune dichiarazioni di miei amici del Pd, a me personalmente lascia estremamente perplesso. E sugli accordi di programma, anche qui, capiamo per fare cosa: non credo stia nel nostro dna, per esempio, la riforma della prescrizione del precedente governo, o il reddito di cittadinanza così come attualmente impostato. E potrei continuare. Capisco l’esigenza di ampliare il nostro campo di gioco, ma vorrei che il Pd non perdesse di vista la sua funzione nel Paese".

Quale identità per il Partito democratico post pandemia?

"Questa è la domanda delle domande, è l’essenza della discussione che ci deve essere dentro il Partito Democratico, perché scorgo emergere sempre più una voglia di tornare indietro che trovo sbagliata. Per me il Pd è il partito che deve dare speranza alla nuova generazione di questo Paese spaventata dal futuro, il partito di chi sta vicino a chi crea opportunità e posti di lavoro senza perdere di vista una equa ripartizione della ricchezza, che sfida la conservazione, vicino a chi è in difficoltà: dobbiamo essere il Pd del Lingotto riadattato al 2021, non di nuovo una somma eterogenea di storie politiche".