Pd, sono giorni di scelte per diversi parlamentari
Pd, sono giorni di scelte per diversi parlamentari

Firenze, 19 settembre 2019 - Ciclone  Renzi, Toscana se non viva, almeno vivace. Il «ciaone» di Matteo al Pd ha ribaltato le carte anche nella sua terra. La corsa per le candidature regionali sono in alto mare mentre il partito si sta lentamente rialzando dalla scossa dell’addio dell’ex segretario. Ma altri assestamenti dovranno verificarsi per rimettere la palla al centro e discutere sul futuro prossimo con qualche certezza in più. Che vuol dire scegliere cosa fare in vista delle elezioni toscane del 2020. Appuntamento il 27 settembre con la direzione generale (slittata perché lunedì prossimo c’è la segreteria del partito). Punto primo: fare un tentativo per trovare un candidato unitario del Pd. Missione al momento, salvo ribaltoni clamorosi, quasi impossibile. «Iniziamo un percorso per trovare una soluzione unitaria - ha detto Lorenzo Becattini, dem di lungo corso, coordinatore della segretria regionale ieri mattina a Italia7 - ove non ci fossero le condizioni si faranno le primarie di coalizione» come anticipato dalla Nazione alcuni giorni fa. La palla è in mano alla segretaria Simona Bonafè che ha riconfermato fedeltà al partito, lei che è stata una renziana della prima ora.

Adesso, dopo aver risollevato il partito in Toscana, deve gestire la difficile fase post scissione. Non facile. Intanto ha tirato un sospiro di sollievo quando ha visto che la possibile intesa giallorossa in Toscana non aveva strada. I dem l’avevano rimandata al mittente da subito («La Toscana ha altre dinamiche, siamo al 33 per cento da soli») poi è arrivato anche Di Maio a ribadire che l’opzione civico è esperimento in Umbria e stop.
Eugenio Giani non molla anche se di fatto l’abbraccio renziano di questa primavera- estate potrebbe rivelarsi un boomerang clamoroso. Lui comunque conta alle primarie di un suo popolo fedelissimo che tante volte lo ha premiato con preferenze record.
Nel fermento Pd di queste ore post renziane è rientrato a pieno titolo anche Enrico Rossi, neo tesserato di ritorno, che ha dettato quanto meno i modi: «Urge trovare un politico che sia l’anti Giani» ha sottolineato. E Giani resta attaccato ancor di più alla sua candidatura dopo l’«uscita» di Rossi: «Se il Pd non arriverà a una candidatura unitaria ci sarà da un lato la corrente coordinata da Rossi, e dall’altra ci sarò io. Quando ci sarà un nome potrò sviluppare un confronto più diretto e costante».
I nomi? «Quelli che sono venuti fuori sono di tutto rispetto - continua Becattini - Gelli, Giani, Saccardi... si tratta di trovare una sintesi, intanto partiamo col percorso». Ma altri nomi potrebbero tornare in auge e risalire nelle quotazioni proprio grazie all’addio di Renzi (e non dei renziani) nel Pd toscano. L’identikit, messa da parte l’ipotesi civica, parla di un candidato che abbia avuto una lunga e prestigiosa carriera di amministratore (meglio se sindaco o quasi). E che adesso possa essere ben visto dalla segreteria nazionale.

Appunto Federico Gelli, vicinissimo a Gentiloni, e gli assessori regionali Stefania Saccardi (che aveva già cercato sponde zingarettiane in tempi meno sospetti) e Vincenzo Ceccarelli e perché no l’altro assessore regionale Vincenzo Bugli (già sindaco di Empoli). E poi c’è l’alternativa del sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi. Ma lo scenario non è fissato, assestamenti potrebbero seguire la scossa Renzi. Tutti quelli che all’indomani della nascita di Italia viva hanno detto di restare nella casa madre dem, faranno così nelle prossime settimane?
Intanto il deputato fiorentino Gabriele Toccafondi, eletto con Civica Popolare ha annuciato il passaggio nel nuovo gruppo renziano. Anche il pontremolese Cosimo Ferri lascia il Pd e sposa «Italia Viva». E presto altri dalla Toscana li potrebbero seguire.