Iacopo Melio
Iacopo Melio

Firenze, 1 ottobre 2020 -  Iacopo Melio, la novità delle elezioni regionali toscane. Capolista a Firenze nella lista del Pd ha ottenuto oltre 11mila preferenze. La sua è stata una grande vittoria anche perché, costretto a restare a casa,  la campagna elettorale per lui sul campo l’hanno fatta 100 volontari. Notevole il contributo alla vittoria del centrosinistra e di Eugenio Giani, presidente della Toscana. Lanciato dal Pd nazionale da Marco Furfaro, ora si parla di lui, neoconsigliere regionale, come valore aggiunto alla politica.

 

Undicimiladuecentotrentatre persone hanno messo una croce sul suo nome. Che effetto le fa?

 

"Una grande emozione. Il voto di opinione è un’incognita: può andare molto bene o molto male, stavolta è andata benissimo. Ricevere tutta questa fiducia è forse il segno che negli anni ho seminato qualcosa di buono, ma è anche una vittoria collettiva, resa possibile grazie all’impegno di tanti volontari dentro e fuori il Pd (dai consiglieri comunali a quelli di quartiere, i giovani democratici...) che hanno portato per Firenze le mie idee. Il mio primo grazie va a loro, fondamentali".

 

Forse chi dice che lei è spinto da Zingaretti si sbaglia. O no?

 

"È stato Marco Furfaro a propormi una candidatura, ma le mie battaglie sono quelle di tutti: per questo mi sono da subito aperto, perché i diritti riguardano ognuno di noi e credo che la buona politica allarghi e non chiuda".

 

Lei è stata la novità più eclatante di questo voto regionale. Come mai?

 

"Forse perché sono giovane, provengo dalla società civile e ho fatto una campagna innovativa, totalmente online, che mi ha permesso di incontrare da casa migliaia di persone. Il Partito Democratico, che ringrazio per la sua totale apertura nei miei confronti, ha dimostrato di aver fatto “un salto avanti” candidando un profilo come il mio, così come aveva già fatto con Pietro Bartolo e anche questo ha concorso al grande risultato a Firenze e in Toscana. Ora questo salto dobbiamo farlo fare alla Toscana".

 

Ha mai temuto che il centrosinistra perdesse?

 

"No. Ho sempre creduto che l’esperienza di Eugenio Giani avrebbe battuto l’approssimazione della Ceccardi. E poi ho sempre creduto nelle toscane e nei toscani, soprattutto, innamorati dei valori della nostra Regione".

 

A lei la Lega e il salvinismo fanno paura? 

 

"Mi fa paura l’ignoranza e l’intolleranza. Non è accettabile che nel 2020 una certa destra faccia dell’odio la propria bandiera, parlando alla pancia della gente solo per fomentare guerre tra poveri e, talvolta, spingendo al non rispetto delle regole senza proporre soluzioni concrete. Tremendo".

 

Secondo lei politica fa davvero il proprio mestiere: pensare al bene collettivo, al bene comune della gente lungo un sentiero di regole  e diritti? 

 

"Così dovrebbe accadere ma ovviamente non lo fa sempre, c’è ancora molto da fare per vedere riconosciuti alcuni diritti fondamentali. Anche per questo ho deciso di candidarmi: per portare con più efficacia la Toscana sulla strada di certe battaglie civili, provando a dare voce a chi ancora non viene ascoltato. Gli ultimi della società".

 

Il Pd secondo lei come sta? 

 

"In politica non è mai tutto perfetto, ma i cambiamenti sono possibili e partono dalle persone. Oggi ci sono i presupposti per ridare speranza ai cittadini che da anni chiedono un cambiamento: in queste settimane in tantissimi hanno scritto che, grazie alla mia candidatura, sono tornati a votare Pd. Il partito si sta aprendo ed è un bel segnale, io voglio aiutarlo a migliorarsi".

 

E i dem toscani? Lo sa, vero, che c'è chi ha contestato la sua candidatura?

 

"Non ho voluto dare ascolto a nessun chiacchiericcio. Sono rimasto per due mesi concentrato sulla mia campagna elettorale, con l’obiettivo di dare il massimo e di fare bene nell’interesse delle toscane e dei toscani. E sicuramente le persone hanno premiato anche questo".

 

Che  rapporto vuole avere col partito?

 

"Sono stato accolto a braccia aperte per portare idee nuove. Credo che serva collaborare al meglio per raggiungere obiettivi comuni, e questo faremo con entusiasmo: metterò tutto me stesso per ripagare i democratici della fiducia, per dare voce e forza a chi spinge per cambiarlo e migliorarlo, affinché sia la grande casa di tutti i progressisti". 

 

Si parla di lei per la prossima giunta regionale o comunque di un ruolo importante non solo da ambasciatore toscano. Cosa vorrebbe fare?

 

"Non mi interessa il ruolo, mi interessa poter lavorare bene e portare i temi che da sempre promuovo là dove si può provare a fare davvero la differenza. Sono a completa disposizione di Eugenio". 

 

I primi cento giorni. Uno come lei che vuol fare grandi salti che traguardi vuol raggiungere nei primi mesi di mandato?

 

"Mandare segnali forti, attraverso proposte provocatorie ma comunque fattibili. Ad esempio l’idea di piantare un albero per ogni cittadino della Toscana (3.700.000) o azzerare le quote degli asili nido per le famiglie più bisognose, manovre già attive nell’Emilia Romagna, oppure potenziare il fondo della “Vita Indipendente” delle persone con disabilità".

 

Giani, che presidente toscano sarà?

 

"Già dalle prime riunioni con me ha dimostrato di essere disponibile, sensibile e comprensivo riguardo i valori che da anni porto avanti, di inclusione e parità. Questo, per me, è già un ottimo punto di partenza".

 

Avrà bisogno dei suoi consigli?

 

"Avremo bisogno dell’uno e dell’altro, e non ci trovo nulla di male. Diffido dai politici tuttologi: la buona politica la si fa circondati da chi ne sa più di noi riguardo gli ambiti che non conosciamo abbastanza. Spero, in questo, di poter essere utile e fare la differenza".

 

Lo sa che i consiglieri regionali guadagnano molto bene? Non crede che in un mondo come quello di oggi che soffre anche per la crisi post Covid sarebbe utile tagliare i compensi o fare qualche 'buona azione'?

 

"Non me la sento di colpevolizzare chi non fa beneficenza, sarebbe presuntuoso da parte mia dato che ho fatto e continuerò a fare volontariato no-profit. Di sicuro serve sobrietà, è una riflessione da fare: adeguare gli stipendi dei nostri politici a quelli degli altri Paesi europei, per iniziare, sarebbe un bel segnale. Anche se, per me, il vero punto non è quanto si guadagna ma come lo si fa: premiare chi si spende con dedizione e impegno per gli altri è giusto, il problema è che è la minoranza a farlo".