Enrico Rossi
Enrico Rossi

Firenze, 22 febbraio 2021 -  Parte diretto : "Io dico, che senso ha che Nardella se la prenda con Bettini? È questo che non riesco a capire…". Enrico Rossi ha la voce spazientita, ma cauta. "Non è proprio il momento di alzare i toni". La cosa che più lo ha colpito – più delle critiche contro l’alleanza coi 5 Stelle, più del duro j’accuse al suo Pd – è quell’affondo a Goffredo Bettini che il sindaco di Firenze ha lanciato ieri dalle colonne de "La Nazione". Parafrasando Nardella: a nome di chi parla, Bettini? A nome di chi tratta con Renzi all’interno del partito?
"Come diciamo in Toscana: Nardella batte la sella per non battere il cavallo".
 

Traduca.
"Se la prende con Bettini per non prendersela con Zingaretti…".
 

Aspetti un attimo Rossi, facciamo un passo indietro. Intanto: come la devo definire? Ex governatore? Commissario…
"Membro del direttivo nazionale del Pd. E poi, certo, anche ex governatore, e commissario Pd in Umbria".
 

Partiamo da qui. Qual è lo stato di salute del Pd in Umbria?
"Molto buono, c’è grande dinamismo. Stiamo cercando di organizzare un congresso unitario: in questo periodo non è facile, ma si deve fare. È la storia che ce lo chiede: tutto sta cambiando e il Pd deve partecipare al cambiamento, partendo dal congresso. Deve farlo in Umbria, e deve farlo a livello nazionale".
 

Con una pandemia in corso?
"In un mondo sottoposto a pressioni fortissime, in cui il rimescolamento civile, sociale, economico e culturale è così veloce, dobbiamo riformare in maniera decisa e profonda il nostro partito, e Bettini ha sottolineato proprio questa urgenza".
 

Ma a nome di chi parla Bettini, per citare Nardella?
"Bettini è uno dei fondatori del Pd, è membro della direzione, è da sempre fedele alla linea del partito. E poi, tra poco meno di un mese, uscirà il manifesto della sua nuova area politica e culturale…".
 

Una corrente?
"Un’area. Ne farò parte anche io. Si chiamerà Le Agorà , dovrà contribuire al dibattito di ricostruzione e rigenerazione della sinistra, di trasformazione del capitalismo anche rispetto ai cambiamenti in Europa e nella Chiesa. Un’area ispirata al socialismo e al cristianesimo".
 

Niente comunismo…
(Rossi ride). "Diciamo che il comunismo non è più proponibile da un pezzo. Perfino Berlinguer parlava di socialismo".
 

In fondo però anche Nardella pensa le stesse cose, e cioè che il Pd va cambiato.
"Ma è stato ingeneroso nei toni e nei modi. Il Pd partito del Palazzo? Mi pare esagerato. E a maggior ragione: perché non fare un congresso se è così moribondo come lui dice?".
 

Non teme di mettere a rischio la leadership di Zingaretti?
"Io spero che Zingaretti sia rieletto. E poi ci sono almeno tre ragioni troppo urgenti e pressanti per non avviare subito questa fase di riflessione collettiva".
 

E quali sono?
"La prima: il mondo è stato rovesciato, e anche se domani la pandemia cessasse non si tornerebbe indietro".
 

Lo ha detto anche Draghi.
"Esatto. Lo disse citando Keynes, nell’agosto scorso, durante il suo intervento al Meeting di Rimini: quando cambiano le cose del mondo, anche io cambio le mie idee ".
 

Seconda ragione.
"È nato un nuovo governo, il Pd è chiamato a sostenerlo. Come intende farlo? Con quali obiettivi, con quale vocazione? Draghi può diventare il nuovo punto di riferimento aggregativo per un’Europa che abbia finalmente superato le politiche dell’austerità, sia sotto il profilo degli equilibri interni, sia rispetto ai rapporti atlantici. Il Pd come si strutturerà all’interno di questo cammino, a livello ideale e programmatico? Per deciderlo abbiamo bisogno di un congresso".
 

Terza ragione.
"Un anno e mezzo fa abbiamo dato vita a un governo di necessità con i 5 Stelle e con Leu. Quel governo ha portato buoni frutti. Ora, non ha senso cancellare un’esperienza simile con un colpo di spugna".
 

Ma proprio un anno e mezzo fa lei avrebbe preferito le elezioni, piuttosto che governare col Movimento.
"È vero, però sono cambiate molte cose da allora".
 

Mi dica qual è stata la svolta.
"Il nostro ruolo in Europa: il governo giallorosso ha riportato l’Italia in Europa, Conte ha riportato l’Italia in Europa. Mi ha colpito molto, da questo punto di vista".
 

Lo vede bene come federatore di una coalizione giallorossa?
"Farà la sua partita: di sicuro è stato lui il perno dell’equilibrio tra Pd, 5 Stelle e Leu. Ha mostrato di avere molto amore per la politica, oltre che capacità".
 

Non teme che il Pd possa restare succube di un’alleanza coi 5 Stelle?
"Il Movimento ha subìto un grande sconvolgimento interno a partire dall’esperienza del precedente governo. E oggi può dare un contributo importante per lo sviluppo di un patto democratico. Per vincere le elezioni c’è bisogno di uno schieramento ampio, quindi mantenere uno spirito unitario di confronto e di dialogo con le forze che possono contribuire a questo schieramento è di vitale importanza".
 

Renzi potrà farne parte?
"Certo che sì, anzi lo spero. Questo è il momento di unire tutte le forze liberali e progressiste contro le destre".
 

Sentirlo dire da lei fa un certo effetto…
"Ma non ha senso chiudere la porta in faccia a Renzi. E poi le dirò di più: a me sta perfino simpatico. A livello personale".
 

Però nel 2017 uscì dal Pd proprio in polemica con Renzi.
"E sbagliai, lo ammetto. Il mio posto era ed è nel Pd".
 

Dica la verità, le manca fare il governatore?
"Dico la verità: mi manca. Però in democrazia gli incarichi girano. Ed è un bene. Per la democrazia, e poi anche per la salute".