I sette candidati (New Press Photo)
I sette candidati (New Press Photo)

Firenze, 18 settembre 2020 - Non sono solo elezioni locali. Non si va a votare solo per rinnovare l’amministrazione regionale. La Toscana è diventata simbolica. A livello politico nazionale certo, destando interesse anche oltre confine. Lo testimonia l’attenzione di diversi giornali europei, come lo spagnolo El Paìs, il francese Le Figaro e addirittura il Financial Times che ha dedicato spazio all’attacco del centrodestra alla roccaforte storica del centrosinistra. Sovranismo contro riformismo. Da prima pagina.

I riflettori italiani sono puntati tutti sulla Toscana anche se si vota in altre sei regioni. Mai successo in 50 anni di vita. E già questo segna una svolta se non da annali, poco ci manca.
Le elezioni regionali di domenica e lunedì prossimi sono ’pericolose’. Rischiano in tanti a livello locale e nell’agorà nazionale. E non solo per i riflessi che potrebbe avere il voto sul governo Conte bis nonostante i numerosi pompieri che continuano a dire "che l’esito non influirà sulla vita dell’esecutivo giallorosso".

Una sconfitta di Eugenio Giani, candidato del centrosinistra sostenuto da Pd, Italia Viva e altre quattro liste metterebbe sul banco degli imputati tanti esponenti, le strategie seguite, i candidati scelti. Rischia il Partito democratico. Scontato dirlo, ma è così e non sarebbe uno schiaffone ma uno tsunami: dai livelli locali a quelli del Nazareno. I dem toscani dovrebbero fare i conti con una ferita lacerante, difficile da rimarginare. La segreteria in primis e la direzione, più ex renziana che zingarettiana. La resa dei conti sarebbe immediata. E così a Roma dove l’Opa sulla segreteria prenderebbe ancora più corpo con la richiesta, come minimo, di un congresso, da fare in tempi brevissimi. Ma anche il sistema delle alleanze sarebbe messo sotto processo e con esso il ruolo dei partiti all’interno del centrosinistra. Il dito sarebbe puntato anche su quello che non è stato fatto. Primo: il mancato dialogo verso i 5 Stelle e verso Toscana a Sinistra che all’unisono hanno rimandato al mittente la richiesta di voto disgiunto.

Ecco allora che la sindrome della paura diventa strategica per mobilitare il popolo dem e non solo. Il segretario Pd Nicola Zingaretti, ieri in Toscana, lo sa bene tanto che ha detto: "La cosa più importante in questo momento credo sia che gli italiani e tutti coloro che sostengono questo Governo si uniscano a sostegno di quelle candidature che possono fermare le destre, e sono quelle che sostiene il Pd con le sue alleanze". ’Zinga’ si è detto "ottimista" sul risultato delle regionali perché ha visto negli ultimi giorni fermento: "Giani qui in Toscana o Mangialardi nelle Marche sono gli unici candidati che possono essere l’alternativa alla vittoria delle destre. Confido che le persone, i cittadini e le cittadine che non vogliono Meloni e Salvini e non vogliono una destra antieuropeista, faranno questa scelta". In campo anche Renzi con i suoi spot intitolati ’O di qua o di là’: "Scegli la Toscana non la Padania".
 

Rischi anche dentro il centrodestra se l’occasione storica sfumasse (anche se bisognerebbe vedere come il sogno di governare la Toscana e di dare la spallata al potere del centrosinistra svanisce). E’ vero il centrodestra in Toscana ha mostrato coesione e volontà di arrivare tutti insieme allo stesso risultato: la vittoria della candidata presidente Susanna Ceccardi. Sarebbe il leader della Lega Matteo Salvini a uscirne peggio perché potrebbero verificarsi due scenari contemporaneamente. Un uno-due pesante. Primo: la sua leadership dentro il Carroccio potrebbe essere appannata da una vittoria schiacciante del governatore del Veneto Zaia, in ascesa dentro la Lega anche a livello nazionale. Secondo: Fratelli d’Italia in Toscana è dato in doppia cifra, vero e proprio boom. Meloni potrebbe portare a casa, inoltre, affermazioni dei suoi nelle Marche e in Puglia. Gli equilibri dentro il centrodestra sarebbero a quel punto destinati a spostarsi.