La segretaria toscana del Pd Simona Bonafè
La segretaria toscana del Pd Simona Bonafè

Firenze, 21 novembre 2019 - Addio coalizione di centrosinistra ampia e inglobante, capace di riempire il serbatoio di voti tra riformisti ed ex ’compagni’ duri e puri. Il timore, giorno dopo giorno, va concretizzandosi: non ci sarà, molto probabilmente, un fronte compatto tra centro e sinistra, da Italia Viva passando per il Pd a Articolo 1. Più che sui programmi, di cui si è parlato pochissimo in queste settimane di consultazioni dei vertici dem per le elezioni regionali del 2020 in Toscana, la rottura arriva sul nome.

Il Pd è orientato, se non compattamente, a mettere in campo il nome della prima ora: quello di Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale. All’interno dei dem i veti sarebbero caduti quasi tutti. Un po’ per il momento storico (mai il centrodestra è stato così agguerrito), un po’ per i tempi tecnici (prima si decide e meglio è), un po’ per la mancanza di alternative (Giani è stato lanciato da Renzi mentre la segretaria Bonafè ha detto di voler restare in EuroParlamento e alla guida del Pd toscano anche se voci dicono che proprio da Iv ci sarebbe stato qualche veto).

I tempi delle consultazioni dicono che oggi c’è un nuovo giro di valzer con gli alleati (potenziali ex come «2020 a sinistra», Articolo 1-Mdp), poi si riunirà la segreteria. La riunione della direzione Pd slitta alla prossima settimana. Nell’ultima riunione degli zingarettiani tensione e accuse. Non tutti la pensano nella stessa maniera. E c’è chi rimane ancora titubante su Giani come Valerio Fabiani. «E’ interesse di tutti tenere la coalizione unita» sottolinea. Come gli assessori regionali Bugli e Ceccarelli. Ma c’è anche chi ha criticato anche la stretegia degli «zinga» che sarebbero rimasti con il cerino in mano. Dicono no a Giani e sono pronti ad andarsene per conto loro il raggruppamento «2020 a sinistra», Articolo 1-Mdp. «Giani? - dice Simone Bartoli, segretario regionale di Art 1 - non è il candidato che unisce».

La sinistra è pronta ad esprimere un nome alternativo. «O il Pd indica un nome diverso o ascoltano i nostri» continua Bartoli. Ipotesi primarie, ma il Pd le archiviate. Quindi rottura. «Se si vuole mettere il carro davanti ai buoi si mette a rischio la coalizione» attacca Simone Siliani, portavoce di ‘2020 a sinistra’. E così il centrosinistra si spacca: Pd con Italia Viva, Demos, Psi, poi i fuoriusciti dalla coalizione(mai nata) e ancora Sì Toscana di Tommaso Fattori (6,5 % alle scorse elezioni). E il centrodestra gongola.

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