Il recente incontro tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni
Il recente incontro tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Firenze, 24 ottobre 2021 - Volano stracci nel centrodestra, com’è (finalmente) giusto che sia. La botta rimediata alle elezioni amministrative testimonia la necessità di una ricostruzione immediata e profonda della coalizione conservatrice. Se finora, infatti, a partire dal 2019, la vittoria del centrodestra alle elezioni politiche era quasi scontata, adesso non lo è più. Potrebbe sempre verificarsi, naturalmente, ma non è più automatica come prima. Le ragioni non vanno cercate soltanto nel risultato delle elezioni Comunali, ma nelle premesse; l’opzione sovranista e neo populista non ha fatto i conti con la realtà delle cose, con l’emergenza sanitaria e con l’arrivo di Mario Draghi.

"Per la Lega c’è più un problema di identità e di scelta, se ancora localistica o nazionale, se sovranista o liberale. Credo che evolverà positivamente. Quanto a FdI erano missini alla nascita e al momento lo sono ancora", dice il filosofo Marcello Pera. La pandemia ha reso superflui i temi della sicurezza e dell’immigrazione cavalcati negli ultimi anni da Matteo Salvini, che dopo essersi messo il costume da bagno al Papeete nel 2019 non ha saputo più offrire un’agenda pubblica alternativa, dimostrando quantomeno poca fantasia come leader politico.

Giorgia Meloni è impegnata a smaltire le scorie post-missine di un partito che forse non ha fatto fino in fondo i conti con la propria storia. Quello che manca ai “giovani” leader del centrodestra è una struttura.

Silvio Berlusconi ce l’ha ancora, nonostante il tempo che passa, gli acciacchi; rimane sempre centrale nel dibattito pubblico del centrodestra, anche quando cerca di spiegare - a fatica - quale dovrebbe essere lo spirito del centrodestra, le cui origini - secondo il leader di Forza Italia - sono ancorate al Partito popolare europeo.

C’è da dire però che, nonostante la sua continua centralità, Berlusconi in questi ultimi 25 anni non ha fatto niente per costruire un leader alternativo pronto a prendere il suo posto. I delfini sono stati tutti smembrati dagli squali, anzi, dallo squalo. Il grosso limite di chi oggi vuole essere alternativo ai sovranisti è quello di non avere un leader. Poi bisognerebbe anche chiedersi se l’opzione liberale possa mai avere oggi cittadinanza. Soprattutto contando che Draghi rischia di coprire una parte della domanda politica (ma questo lo capiremo con l’avvicinarsi della scelta del nuovo Capo dello Stato; a seconda del destino di Draghi, gli equilibri cambieranno dappertutto), visto che l’offerta del centrodestra è insufficiente.

Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia pagano il prezzo delle scelte sbagliate degli ultimi anni. Il partito di Berlusconi ha avuto il tempo di costruire una eredità solida, ma non l’ha fatto. Gli altri due, Salvini e Meloni, hanno fatto crescere i loro partiti troppo rapidamente. Sono arrivati i consensi facili e gli opportunismi personali di chi è giunto in politica per fare carriera. È accaduto a suo tempo anche a Gianfranco Fini, che per strutturare sul territorio Futuro e Libertà per l’Italia imbarcò una serie di personaggi discutibili e poi implose.

pecore.elettriche@lanazione.net