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"Otc Doors", stop alla solidarietà: chiesta la cassa integrazione

Timori per i 52 dipendenti della ditta di produzione infissi

Ultimo aggiornamento il 12 luglio 2014 alle 00:20
La Otc Doors

Pistoia, 12 luglio 2014 - LE DIFFICOLTÀ esistono da tempo alla «Otc Doors», storica azienda di produzione infissi. Adesso, dopo oltre un anno di contratto di solidarietà, i titolari della società di Sant’Agostino hanno chiesto l’apertura della cassa integrazione straordinaria. Una scelta che è stata accolta con grande preoccupazione da parte dei sindacati, che intravedono il rischio di un primo passo verso la ristrutturazione e, quindi, verso possibili licenziamenti fra i 52 dipendenti.

I TITOLARI della «Otc Doors» hanno formalizzato alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni preposte la disdetta del contratto di solidarietà sottoscritto nel febbraio del 2013 e rinnovato nel febbraio 2014 (arritato al massimo della riduzione possibile, ovvero il 60% dell’orario ordinario) per una durata massima di 24 mesi e hanno annunciato la «necessità» di ricorrere alla Cigs. L’intenzione è stata presentata pochi giorni fa in un incontro in cui l’azienda ci ha dichiarato un peggioramento della situazione e comunicato l’inefficacia dell’ammortizzatore sociale applicato fino a questo momento per far fronte a una contrazione dei carichi di lavoro. Per il settore in cui opera, la società a responsabilità limitata di Sant’Agostino ha sempre soddisfatto soprattutto ordinativi di imprese edili di molte Regioni italiane. La picchiata libera del giro d’affari delle aziende costruttrici, ha trascinato nelle sabbie mobili della crisi anche tante società dell’indotto.

«DURANTE l’incontro — si spiega da Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil — abbiamo fortemente rivendicato l’utilità del contratto di solidarietà, che garantisce una forte riduzione dei costi al fine di affrontare eventuali contrazioni di mercato e sofferenze finanziarie. Riteniamo invece l’ultima decisione il preludio di una ristrutturazione aziendale che vede come soluzione finale un’importante riduzione di personale con la conseguente perdita di posti di lavoro e di un presidio manifatturiero in una provincia già fortemente provata dalla crisi. Siamo fortemente convinti — conlcudono i sindacati — che non si possono gestire le crisi aziendali con ingegnerie, ma che si debba utilizzare quanto già a disposizione e fare quanto possibile per mantenere i livelli occupazionali e il presidio produttivo cosi come lo abbiamo conosciuto».

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