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Pistoia, 12 settembre 2018 - «Don Massimo Biancalani deve cessare l’attività di accoglienza di persone comunitarie ed extracomunitarie effettuata nei locali della parrocchia di Vicofaro». E’ il cuore dell’ordinanza firmata dalla dirigente dell’urbanistica del Comune, Olga Agostini, dopo i sopralluoghi dei vigili del fuoco, dei vigili urbani, della Asl e della questura nei locali della parrocchia nei quali il sacerdote ospita da mesi decine di persone «fuori progetto», ovvero migranti e italiani (in minima parte) che secondo lui sono fuori da ogni programma di sostegno e che invece, secondo altre istituzioni che si stanno interessando al problema, in qualche caso sono inseriti in progetti di solidarietà.

L’ordinanza era attesa ed è stata firmata nella mattina di lunedì per essere poi notificata nel pomeriggio a don Massimo, rientrato da Quarrata appena gli è stata comunicata la presenza a Vicofaro del messo comunale. Il provvedimento nasce dalla «non idoneità» dei locali della parrocchia ad accogliere così tante persone tutte insieme e cita espressamente tutte le verifiche fatte nelle ultime settimane, dal sopralluogo dei vigili urbani dell’11 agosto, successivo ad un precedente controllo della questura del 28 luglio, agli accessi effettuati a Vicofaro dalla Asl e dai vigili del fuoco il 23 agosto scorso. Il verbale di quella verifica, che «conferma un quadro di carenze sanitarie, impiantistiche e di sicurezza a fronte della consistente presenza di persone comunitarie e extracomunitarie all’interno dei locali della parrocchia», ha portato anche allo spostamento dei migranti ospitati nel centro di accoglienza di Vicofaro, come indicato dalla prefettura (le carenze dei locali sottostanti mettevano a rischio anche il Cas).

L’ordinanza prosegue sottolineando che le carenze rilevate «in materia igienico-sanitaria, sicurezza e non conformità degli impianti sono tali da considerare i locali della parrocchia di Vicofaro non idonei all’accoglienza di un elevato numero di persone come quello riscontrato al momento dei sopralluoghi». Da qui l’ordine di «cessare l’attività di accoglienza».

Don Massimo, come legale rappresentante della parrocchia, viene anche «avvertito» che in caso di inottemperanza «i responsabili legali dell’immobile/impianti si assumeranno in via esclusiva ogni e qualsiasi responsabilità per danni a cose e/o persone che dovessero verificarsi».

E ora che succederà? I locali della parrocchia non devono più ospitare i migranti fuori progetto perché sono considerati «non idonei», quindi devono essere liberati. L’ordinanza, che non intima uno sgombero immediato, «è contingibile e urgente» ma non indica un termine perentorio entro il quale i locali devono essere liberi. Diocesi e Caritas, soprattutto, stanno lavorando per trovare una sistemazione alle persone accolte fuori progetto, mentre i vigili urbani, a breve, faranno un controllo per verificare il rispetto dell’ordinanza.

 

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