Al suo settimo romanzo Fusco vira con decisione. Valdenza Pistoia è sparita, il commissario Casabona è in dissolvenza e la scena letteraria è dominata dalla Storia, da uno degli eventi più drammatici del nostro tempo: il G8 di Genova, luglio 2001, esattamente vent’anni fa. Fusco vi è completamente immerso. Lo ha vissuto da poliziotto, lo ha studiato da scrittore e ora lo racconta nella sua nuova opera per Giunti Editore. È l’addio al romanticismo del noir per un documento rigorosamente ricostruito sulle fonti processuali e abitato da una storia che ha qualche risonanza autobiografica, ed è il telaio per raccontare qualcosa che non deve essere dimenticato e dove spicca un nuovo personaggio: l’ispettore di polizia “Indiano“. È il libro che voleva scrivere da tanti...

Al suo settimo romanzo Fusco vira con decisione. Valdenza Pistoia è sparita, il commissario Casabona è in dissolvenza e la scena letteraria è dominata dalla Storia, da uno degli eventi più drammatici del nostro tempo: il G8 di Genova, luglio 2001, esattamente vent’anni fa. Fusco vi è completamente immerso. Lo ha vissuto da poliziotto, lo ha studiato da scrittore e ora lo racconta nella sua nuova opera per Giunti Editore. È l’addio al romanticismo del noir per un documento rigorosamente ricostruito sulle fonti processuali e abitato da una storia che ha qualche risonanza autobiografica, ed è il telaio per raccontare qualcosa che non deve essere dimenticato e dove spicca un nuovo personaggio: l’ispettore di polizia “Indiano“. È il libro che voleva scrivere da tanti anni e che ora mette alla prova i seguaci di Tommaso Casabona e guarda agli appassionati di ben altro tema: quello di un mondo migliore.

Fusco vive e lavora ancora a Pistoia. Non è più il capo della Mobile, ma della Divisione Anticrimine, un incarico che offre un’ottica ancora più vasta sulle storture e le complessità di un mondo in rapidissimo cambiamento. L’ultimo omaggio alla sua, la nostra città, tra le righe del romanzo, è al Pistoia Blues, edizione 2001, anno del G8, e all’aspirazione alla Libertà assoluta del Popolo degli Elfi, il resto è storia che brucia. Ma è Antonio Fusco che ci svela i retroscena in vista della presentazione pistoiese di "Quando volevamo cambiare il mondo", in libreria da pochi giorni, e che sarà il 5 luglio, a Villa Stonorov, a Felceti (sul suo profilo Facebook le modalità per prenotarsi) dove avrà un alter ego nel giornalista originario di Pescia Lorenzo Guadagnucci, oggi al Qn-Resto del Carlino, che durante il G8 fu picchiato e arrestato e che su quei terribili giorni ha scritto, “Noi della Diaz“, pubblicato nel 2002. Un confronto che si annuncia di grande interesse. I due scrittori saranno intervistati dagli studenti di Storia che fanno parte dell’associazione “Virtù nascente“. A moderare sarà Cristina Bianchi.

"Il G8 l’ho vissuto perché ero al Reparto Mobile di Firenze – spiega Fusco –. Tutto quello che racconto è basato su una rigorosa ricostruzione che poggia sia sui documenti del processo che della commissione d’inchiesta. Il materiale l’ho trovato in rete. Anche le registrazioni audio. Le testimonianze del processo su Radio Radicale. Quello che invece è mio è la descrizione della tensione e della preoccupazione che c’era in quei giorni e questa si percepisce tutta nel libro. È il lascito di quella esperienza. È una storia che porto dentro di me da vent’anni e ispirata a una mia vicenda vissuta. La mia esperienza a Genova è stata parziale. Eravamo undicimila aggregati e quindi ognuno aveva una visione limitata all’area assegnata. Per fortuna – confessa – il nostro reparto non è mai stato impegnato in situazioni che hanno avuto poi risvolti processuali. Questa ricerca mi ha consentito di approfondire e conoscere tutto di quei giorni e arrivare a una ricostruzione dettagliata e documentata, poichè ogni parola è riconducibile a documenti ufficiali. Non ci sono interpretazioni personali. Riconsegno un documento storico ma raccontato come una fiction, in modo da ricreare le emozioni. Quello che è importante per me è tutto quello che ha preceduto il G8 di Genova, a cominciare da due anni prima, a Seattle, fino alla campagna stampa che annunciava una catastrofe. Quando sono partito ho abbracciato i miei figli come se fosse l’ultima volta, non sapevo se sarei tornato. Eppure il messaggio di fondo era condivisibile. Oggi è di estrema attualità, oggi che torniamo a parlare delle tasse sulle multinazionali, esattamente come allora. Casabona prima o poi tornerà, ma qui è sbocciato un nuovo personaggio, Indiano. Gran parte del noir italiano racconta una provincia che non esiste più. Indiano invece è un investigatore metropolitano".

lucia agati