Tiziano Tempestini (Acerboni/FotoCastellani)
Tiziano Tempestini (Acerboni/FotoCastellani)

Pistoia, 24 maggio 2020 - Sono ormai trascorsi sei lunghissimi giorni dal termine vero del lockdown che con il 18 maggio ha dato il via a gran parte delle attività imprenditoriali rimaste chiuse per oltre due mesi. Tracciamo un primo bilancio con Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio PistoiaPrato.

Una buona notizia per le imprese, no?
«Certamente. Era attesa da seetimane. Ma si tratta di una riapertura – risponde Tempestini – in alcuni casi inaspettata, con oltre 10 giorni di anticipo rispetto alle previsioni, mi riferisco ai bar, ristoranti e alle aziende del mondo del benessere».

C’è stato il tempo per comprendere le dinamiche in atto in questa fase convulsa?
«Una situazione che ha visto gli imprenditori impegnati a inventare nuovi modelli di impresa in grado di rispettare regole e protocolli e contemporaneamente a marginalizzare restando così sostenibili. Ma le istituzioni colpevolmente hanno ritardato l’emanazione delle ordinanze che regolano le modalità di riapertura creando incertezza e timore nella gestione aziendale».

Quindi gli imprenditori oggi sono stretti in questa morsa?
«L’uscita del Dpcm che ha decretato l’apertura domenica scorsa e la successiva ordinanza della Regione alle 19 che definiva i protocolli a cui dovevano attenersi le aziende il lunedì mattina (12 ore dopo...) è stata la punta dell’iceberg di una manifesta incapacità delle istituzioni nel gestire questa crisi».

Tutto questo in un quadro a di limiti e regole complesso.
«Sì, con gli eccessi di responsabilità che il governo mette sulle spalle delle imprese. Solo per fare un esempio il decreto Cura Italia che ha introdotto la previsione dell’infortunio sul lavoro sul possibile contagio da Covid 19 avvenuta nel luogo di lavoro, seppur edulcorato dalla circolare Inail, produrrà più disoccupazione della crisi stessa perché sottopone gli imprenditori ad un rischio in termini civili e penali insostenibili».

Un quadro incerto che produce ulteriori preoccupazioni?
«Esatto. È di stamani la notizia che un colosso come la Hertz (azienda specializzata a livello mondiale nel noleggio auto) ha presentato istanza di fallimento in Usa e Canada».

La misura della crisi...
«Una grande multinazionale che cade sotto l’impatto del coronavirus. Come potranno resistere le nostre microimprese che in provincia di Pistoia hanno una media di 2.8 addetti senza i sostegni necessari? Sarà impossibile. Serve più coraggio da parte del Governo e della Regione Toscana nel contribuire a fondo perduto nel sostenere la permanenza in vita delle imprese. È qui e ora il momento in cui dobbiamo aiutare la permanenza in vita del sistema economico. A settembre sarà troppo tardi».

Contributi a fondo perduto e che cos’altro ancora?
«Serve uno snellimento epocale della burocrazia e dei fardelli che rallentano la gestione delle aziende. Basta regole senza senso».

E a livello locale?
«Ritengo sbagliata e figlia del comportamento da Ponzio Pilato l’ordinanza del sindaco di Pistoia che obbliga tutte le attività di somministrazione e alimentari a cessare la propria attività a mezzanotte. Si pensa che i giovani da stasera non andranno a Montecatini, a Prato o a Firenze per fare la loro serata?».

Una scelta dannosa dunque?
«Non ci si rende conto che in questo modo, dopo due mesi di lockdown, si crea un danno irreparabile per le aziende pistoiesi senza nessun elemento scientifico o valutazione sanitaria a supporto. Ma anche in questo caso purtroppo assisteremo al solito ’indietro tutta’ e quindi alla ritiro dell’ordinanza quando la frittata è già fatta».

Quale l’alternativa?
«Così certo non si va da nessuna parte. Gli amministratori devono rendersi conto che non è penalizzando le aziende che si supera la pandemia. La responsabilità dei comportamenti corretti sta in capo ai cittadini.