Lavori in corso alla ferriera Papini, situata a Maresca
Lavori in corso alla ferriera Papini, situata a Maresca

Maresca (Pistoia), 14 giugno 2016 –  Dopo anni di attesa, rinasce la ferriera Papini di Maresca, la più antica in Toscana, almeno fra quelle sopravvissute, risalente al XV secolo. Mancano solo alcune rifiniture, dopodiché l'edificio potrà riaprire i battenti ai visitatori.

I lavori di restauro iniziarono nel 2014 e la conclusione era prevista per l’estate scorsa. Ma alcuni scogli burocratici e imprevisti hanno allungato i tempi. Una piccola parte della ferriera, che è stata inserita nell’Ecomuseo della Montagna pistoiese, è già visitabile, mentre il taglio del nastro ufficiale avverrà a luglio. Due stralci di lavori hanno permesso di recuperare completamente l’immobile di proprietà della famiglia Papini, che l’ha concesso in comodato d’uso per cinquant’anni all’Ecomuseo. “Sono stati rifatti il tetto prima pericolante, mantenendo la pietra originale– spiega Manuela Geri, presidente operativo dell’Ecomuseo –e le facciate, poi intonacate; sostituiti gli infissi, rifatto il muro esterno, l’impianto elettrico, ricostruite le cappe delle forge e realizzati ex novo i servizi igienici. Con la collaborazione della ditta Stern siamo riusciti anche a sabbiare gli attrezzi. Il tutto con una spesa di circa 165mila euro, di cui 80mila finanziati dalla fondazione Caripit, 30mila dalla Provincia, 40mila dal Gal Garfagnana, 10mila dall’Ecomuseo e 5mila dal Comune di San Marcello. Purtroppo resta un sogno il restauro dei due magli, poiché serviranno ulteriori risorse. Questa operazione ci consente di non perdere e rendere fruibile un’importante testimonianza di quando la Montagna pistoiese era il primo polo siderurgico in Toscana. Siamo in cerca in aziende locali disponibili a tenere qualche laboratorio di forgiatura a titolo di sponsor”.

La riapertura della ferriera creerà anche qualche nuova occasione lavorativa, seppur saltuaria. L’Ecomuseo è alla ricerca di nuovi operatori per visite e laboratori didattici. Quanto al futuro della rete ecomuseale, però, nessuna certezza. “Il venir meno del finanziamento annuo, 40mila euro, e del supporto in termini di personale della Provincia – prosegue Geri – ci ha messo in difficoltà. Restano i contributi dei Comuni, ma gran parte delle risorse vengono reperite tramite bandi. Se l’Ecomuseo venisse meno, andrebbe in fumo il lavoro di oltre vent’anni e ogni attrazione tornerebbe in mano ai proprietari che difficilmente riuscirebbero a garantirne l’apertura e la gestione. Per scongiurare questo scenario, abbiamo stipulato di recente un protocollo d'intesa con l’Unione dei Comuni che, da parte sua, metterà a disposizione a titolo gratuito gli operai forestali per la manutenzione dei percorsi, una stanza ad uso ufficio e la collaborazione per gli adempimenti burocratici”.