di Daniela Gori "Una notizia che mi ha rattristato molto, è stato un dolore, come del resto è per tutti quelli che come me vivono nel mondo del calcio da sempre. Maradona è stato il più grande, e non solo come calciatore, ma anche per la sua sensibilità d’animo che nonostante la sua sregolatezza lo portava a fare gesti di grande generosità". Sono le parole di Roberto Chiti, il calciatore di Quarrata che Maradona lo ha conosciuto da vicino, e non in senso metaforico. In quattro partite infatti...

di Daniela Gori

"Una notizia che mi ha rattristato molto, è stato un dolore, come del resto è per tutti quelli che come me vivono nel mondo del calcio da sempre. Maradona è stato il più grande, e non solo come calciatore, ma anche per la sua sensibilità d’animo che nonostante la sua sregolatezza lo portava a fare gesti di grande generosità". Sono le parole di Roberto Chiti, il calciatore di Quarrata che Maradona lo ha conosciuto da vicino, e non in senso metaforico. In quattro partite infatti ha giocato contro il campione argentino, da pochi giorni scomparso, marcandolo stretto. Soprattutto in un incontro, nella stagione di campionato ‘85’86, quando Chiti giocava nel Pisa: "Di quella partita, giocavamo in casa all’Arena Garibaldi, ricordo che mi venne proposto di marcare proprio il Pibe de oro – racconta Chiti – riuscii a metterlo in difficoltà, a fermarlo, ma senza essere falloso, e la mia più grande soddisfazione fu che venni elogiato dai giornalisti e dagli addetti ai lavori per questo, compreso Helenio Herrera durante la Domenica Sportiva".

"Non solo – prosegue il difensore quarratino – lo stesso Maradona riconobbe il mio gioco corretto, facendomi i complimenti durante un’intervista che ci fecero insieme". Un ricordo di cui essere orgogliosi, dal momento che per fermare la carica prorompente del numero 10 del Napoli in tanti ricorrevano al contrasto fisico, e non mancava qualche brutale fallo.

"In campo era eccezionale, ma nelle situazioni in cui ci ritrovavamo vicini dialogava con me in modo amichevole. Lui stesso in partita mi disse: tu fai il tuo dovere, l’importante è che non mi fai male. Era abituato ad essere marcato in modo aggressivo, ad essere mirato alle gambe, ma io riuscii a fermarlo pur facendo un gioco pulito" ricorda Chiti. In altre tre partite Chiti si ritrovò faccia a faccia con il grande calciatore argentino: sempre nel Pisa, al girone di ritorno, e due volte quando era con il Cesena. Adesso Chiti fa l’allenatore della Nazionale under 15 della Lega Nazionale Dilettanti e questi, com’è facile intuire, sono ricordi che gli rimarranno per sempre impressi nella mente.

"Conservo gelosamente la sua maglia con il numero 10, che mi dette come avviene di rito quando a fine partita ci si scambiano le maglie – dice Chiti – era un istintivo, un buono, un uomo generoso. Quando sapeva che qualcuno aveva un bisogno, un problema di salute, anche se era di una delle storiche squadre avversarie, era il primo a correre, a farsi sentire, a portare il suo sostegno".