Un’esperienza da dimenticare quella di una coppia di pratesi, accompagnati il giorno di Pasquetta dalla figlia alla Cattedrale per essere vaccinati. "Mi padre – racconta Elisa – aveva l’appuntamento verso le 17, e l’altro poco dopo le 18. Tralasciando il fatto che le indicazioni per arrivare sono praticamente nulle, quando siamo arrivati (10 minuti prima dell’orario fissato come...

Un’esperienza da dimenticare quella di una coppia di pratesi, accompagnati il giorno di Pasquetta dalla figlia alla Cattedrale per essere vaccinati. "Mi padre – racconta Elisa – aveva l’appuntamento verso le 17, e l’altro poco dopo le 18. Tralasciando il fatto che le indicazioni per arrivare sono praticamente nulle, quando siamo arrivati (10 minuti prima dell’orario fissato come richiesto), si era già accumulato un ritardo di un’ora; pertanto c’era un assembramento di persone fuori in attesa, in piedi. Mio padre è riuscito ad entrare verso le 18 e alle 18.30 è stato vaccinato, uscendo alle 19.20. Mia madre, invece, aveva l’appuntamento alle 18.10, con il ritardo accumulato è entrata alle 19.20 ed è stata vaccinata alle 19.53. Anche lei ha dovuto attendere i consueti 15 minuti ed effettuare la registrazione. Qui si è verificato il caos. Gli addetti, che prima chiamavano in base all’orario dell’appuntamento, hanno poi iniziato a chiamare in base all’orario dell’effettiva vaccinazione, infine con il nome. In tutto questo dalle 19.53 che aveva fatto il vaccino è stata chiamata per la registrazione alle 21.30 passate, riuscendo a tornare a casa alle 22".

Non è andata meglio neppure al suocero della signora che ha scritto al nostro giornale, che è stato vaccinato il giorno di Pasqua. "L’appuntamento – racconta – sempre alla Cattedrale era alle 11 e anche in questo caso c’è stata un’ora di ritardo ed è tornato a casa dopo le 13. Portare i propri genitori settantenni a fare il vaccino e passare ben 5 ore lì, per via della completa disorganizzazione della struttura è semplicemente inammissibile". "Non so quale sia stato il problema – conclude la nostra lettrice – e non è mio compito capirlo, ma far presente questa situazione affinché chi di dovere possa riorganizzare tutto, e non far rivivere questa esperienza ad altri è un mio senso civico. Senso che sicuramente in quella struttura a qualcuno è mancato".