Naomi Panariello (Foto Castellani)
Naomi Panariello (Foto Castellani)

Pistoia, 16 novembre 2018 - Se avesse deciso di rinunciare sicuramente avrebbe avuto meno complicazioni, sarebbe stata alla larga dalla paura. Invece ha voluto sfidare la sua malattia, andare oltre i limiti e rimettere piede in campo per giocare a calcio, la sua passione. Naomi Panariello ha 23 anni e gioca nel Real Aglianese nonostante una piastrinopenia, ovvero una difficoltà del suo sangue a coagulare. Un colpo, una lesione muscolare per lei sono molto di più di un infortunio, sono uno spauracchio. Eppure ha deciso di non rinunciare a ciò che ama ed è tornata in campo dopo un periodo in cui i medici l’avevano fermata.

Naomi, nata in Lucania ma residente a Oste sin da piccola, oggi commessa in un negozio di abbigliamento a Campi Bisenzio, studentessa di scienze infermieristiche a Pistoia e giocatrice del Real Aglianese, ama il pallone: circondata da tanti cugini maschi, soliti inseguire una palla nei vicoletti, li ha imitati. Dai 9 ai 12 anni è stata tesserata, tra i maschi, al Jolly Montemurlo, poi si è proposta al Real Aglianese. Chi la conosce sa che è brava e, caso raro, migliora di anno in anno. Il professor Marco Falasca, preparatore atletico che l’allena dallo scorso settembre, ne parla come di una atleta vera, che potrebbe addirittura calcare i campi di A. Seria, volitiva, costante. E fino a oggi con un segreto. Che con grande forza ha deciso di svelare, per aiutare chi pensa che sia tutto finito quando magari scopre di avere qualcosa che non va.

«Nel giugno del 2008 per me è arrivata una sentenza che pesava come un macigno: mi hanno scoperto una malattia del sangue, la piastrinopenia, la difficoltà del sangue a coagulare – racconta –. Via di corsa all’ospedale Meyer di Firenze, reparto oncologia, e da allora è cominciato il mio percorso. Sempre sotto osservazione, analisi continue, la spada di Damocle della leucemia, «che speriamo non si manifesti mai». Esame del midollo al Meyer, oggi sotto controlli costanti a Careggi. «Nessuna delle compagne di squadra e delle avversarie ha mai saputo niente. Ma a 16 anni i medici mi hanno fermata: niente più sport, perché un trauma potrebbe costarmi caro, non solo una ferita: c’è il rischio di emorragie interne. Ma non mi sono mai arresa. Sempre a domandare ai dottori: potrò ricominciare? Voglio giocare a calcio, è l’unico sport che mi piace».

Nel giugno del 2017, il sogno si avvera. «Il livello di piastrine era tornato normale così i medici mi hanno dato il benestare a ricominciare. Per questo vorrei gridare a tutti, mai arrendersi. Anche se la malattia viaggerà con me, sempre». Ma Naomi non è solo pallone: «Suono la chitarra, faccio volontariato al ‘Meyer’, per cercare di restituire il buono che ho avuto. Guardo avanti: voglio giocare a pallone. A lungo».