Marinova Bogdana Vessellinova e l'avvocato Berardinelli

Pistoia, 12 ottobre 2018 - Un anno e mezzo prima della sua morte, Antonio De Witt Molendi aveva fatto testamento, nominando come erede universale la moglie, Marinova Bogdana Vessellinova, quella stessa moglie, che è oggi sotto processo con l’accusa di averlo picchiato fino ad alla morte. L’appartamento di via Ferrucci, dove l’ex pompiere in pensione fu trovato senza vita, a 55 anni, la mattina del 5 febbraio 2017, coperto di ecchimosi e con diverse ferite su tutto il corpo, era stato intestato come nuda proprietà all’unico figlio della moglie di origine bulgare sposata tre anni prima: a lei sarebbe stato dato l’usufrutto della casa.

E’ quanto è emerso nella giornata di giovedì, durante l’udienza in Corte d’Assise a Firenze, davanti alla giuria presieduta dal giudice Raffaele D’Isa. E’ stato il pubblico ministero Giuseppe Grieco, che ha diretto le indagini della Squadra Mobile di Pistoia, a far emergere questo importante particolare, chiamando a testimoniare il figlio dell’imputata, Velkov Vesselin, 34 anni, residente a Bolzano.

«Antonio ha sempre voluto farmi questo regalo – ha spiegato Vesselin – anche perché non andava d’accordo con il fratello». La sera del 4 febbraio Marinova, 51 anni, che nel processo è difesa dall’avvocato Benedetta Berardinelli, aveva chiamato il figlio sul cellulare, raccontandogli quanto stava accadendo in casa e che Antonio si era sentito male. Tre le telefonate intercorse tra i due intorno alle 23, dopodiché la mattina seguente, domenica 5 febbraio, il figlio aveva deciso di partire da Bolzano per raggiungere la madre a Pistoia.

Ma è dalle intercettazioni ambientali in questura che emergono alcuni particolari inquietanti. E’ il pomeriggio di domenica 5 febbraio 2017, madre e figlio sono in questura, dove Marinova è stata condotta dopo l’intervento degli uomini della Squadra Mobile in via Ferrucci. Madre e figlio sono da soli in una stanza e parlano di quanto è accaduto la sera prima, ma non sanno di essere intercettati.

Marinova spiega al figlio che il giorno prima, intorno alle 16,30, era uscita per fare la spesa e al suo ritorno, alle 19,30, aveva trovato il marito steso a terra, «stecchito». Poi precisa che la morte sarebbe sopraggiunta intorno alle 22,30. Il figlio le risponde che lei avrebbe dovuto chiamare subito l’ambulanza. Ma lei si giustifica dicendo che l’uomo «era vivo, perché russava e tremava» e poi mostra al figlio una foto scattata con il cellulare quella stessa sera.

Nella foto, che sembra sia stata cancellata subito dopo, il figlio di Marinova nota i lividi sul volto di Antonio e ne chiede spiegazione alla madre, ma lei non si giustifica: si limita a dire di avergli voluto scattare una foto, per avere «un suo ritrattino». Poi, ancora nelle intercettazioni ambientali, la donna mostra di essere preoccupata: «Il mio errore – dice – è che l’ho toccato, non lo dovevo toccare. Povera me, adesso chissà cosa mi faranno. Alla fine, però – aggiunge – non ce l’ho fatta a trascinarlo e l’ho lasciato a terra».