Cristina Capecchi
Cristina Capecchi

Pistoia, 1 marzo 2019 - Gli investigatori della Squadra Mobile della questura, hanno sequestrato ieri, o meglio, acquisito, il telefono cellulare di Cristiana Capecchi. Agli occhi degli inquirenti assumono ora una particolare importanta tutti i messaggi in chat che la giovane ha scambiato con tutte le persone a lei più vicine: i genitori, Marcello ed Edi Pacini, la sorella Chiara e tutti i suoi amici.

Oltre al contenuto dei messaggi, in cui la giovane raccontava il suo malessere, sono importanti anche gli orari, e i giorni in cui questi sono stati scambiati, perchè andranno a costituire una sorta di trama su cui gli inquirenti potranno innestare tutti gli altri elementi che acquisiranno nel corso dell’indagine che si annuncia complessa. Si tratta di ricostruire dettagliatamente gli ultimi dodici giorni di vita di Cristiana e di fare una mappa accurata di tutte le figure sanitarie che, in questo periodo, si sono prese cura di lei.

Fondamentale però resta l’esame autoptico e i suoi esiti, da cui sarà possibile comprendere esattamente perchè Cristiana è morta, dopo il quarto malore in un mese, quello che, la sera di domenica scorsa, non le ha lasciato scampo.

I genitori e la sorella della giovane sono stati ascoltati ieri mattina negli uffici della questura dove si sono recati e dove il legale che li rappresenta tutti e tre, l’avvocato Pamela Bonaiuti del foro di Pistoia, ha formalmente chiesto, a sua volta, alla Procura della Repubblica, che venga eseguita l’autopsia giudiziaria sul corpo della giovane.

Ha quindi, in quella sede, formalmente nominato il consulente della famiglia, il medico legale Giuliano Piliero, che sarà quindi presente all’esame (la cui data non è stata ancora decisa), insieme al consulente a cui la procura affiderà l’incarico.

Nessun commento, nessuna dichiarazione, nè da parte dei familiari di Cristiana, nè da parte dell’avvocato Bonaiuti che si limita a dire di aver chiesto l’esame per appurare le cause del decesso della ragazza: «Ora attendiamo la data dell’autopsia».

lucia agati