Pistoia, 4 maggio 2021 - «Ora il nostro primo pensiero è il bambino, a quale non faremo mancare nulla, anche se non avrà la cosa fondamentale, l'amore della sua sua mamma». Così Emma Marrazzo, madre di Luana D'Orazio, l'operia 22enne, madre di un figlio di 5 anni, morta ieri in un'azienda Tessile di Oste di Montemurlo (Prato) dopo essere finita dentro l'ingranaggio dell'orditoio, la macchina che permette di preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto.

«Mia figlia era bella, buona e umile – racconta la mamma, tra le lacrime – Era contenta del lavoro che svolgeva, anche se avolte tutti i lavori possono pesare, anche i più leggeri. Però a lei piaceva lavorare e amava il suo bimbo splendido. La tragedia è grande, non solo per me, anche per il datore di lavoro, che si chiama Luana, come mia figlia. È distrutta anche lei, poverina. La ditta si chiama come mia figlia e anche la proprietaria si chiama come mia figlia: La titolare della ditta è dispiaciuta, mi ha detto non sa come è successo. Proprio ieri aveva assunto un altro giovane dipendente per starle vicino, ma c'era anche il caporeparto e un altro dipendente». «Mia figlia – riprende la madre di Luana – aveva studiato all'Istituto Einaudi di Pistoia, però al terzo anno ha interrotto, poi è nato il bimbo, era ragazza madre e ha voluto lavorare».
 

pa.ce.