Il manifesto  del concerto di Mika imbrattato e fotografato  a Firenze
Il manifesto del concerto di Mika imbrattato e fotografato a Firenze

Pistoia, 10 agosto 2015 - Non è un suo fan e non aveva programmato di andare a sentire il suo concerto a Firenze, il prossimo 30 settembre. Ma quando ha visto il manifesto del tour di Mika imbrattato dalla scritta «Fr..o» che copriva a caratteri cubitali il primo piano del cantante pop, ha pensato che fotografarla e condividerla subito, su Instagram e Facebook fosse un atto dovuto. Una sorta di obbligo morale, non nei confronti di se stesso né dell’artista inglese, ma nei confronti della dignità umana e del rispetto che questa esige.

È pistoiese l’autore della foto che da ieri impazza sui social network, soprattutto dopo assere stata condivisa e commentata dallo stesso Mika. Mauro Mariotti, 35 anni, non si aspettava tanto successo, ma è contento che per una volta i social siano serviti a «rompere il silenzio», come ha detto lo stesso Mika, lanciando l’hashtag che ha fatto il giro del mondo.

Mauro Mariotti, 35 anni, pistoiese

Come mai hai sentito il bisogno di condividere la foto?

«Il manifesto era in via Gordigiani, vicino a viale Redi, a Firenze. Io passavo di lì per caso – racconta Mauro, che lavora come commesso proprio a Firenze – Quella scritta mi ha indignato, perché non ce l’aveva con Mika in quanto lui, ma solo perché è gay. È una cosa inaccettabile oggi, nel 2015 che ci sia ancora una tale resistenza e mancanza di cultura. Io sono gay e non ritengo di dovermi nascondere né sono solito farlo».

Come è arrivato il tuo post fino a Mika?

«La foto postata su Instagram è stata segnalata da diversi blog gay – spiega Mauro – e così è arrivata fino a Mika, che ha ritenuto di condividerla sul suo profilo anche Facebook e di commentarla, lanciando l’hashtag ‘#rompiamoilsilenzio’».

Ti sei mai sentito discriminato per il tuo orientamento sessuale?

«Fortunatamente no. Solo una volta un ragazzo in centro a Pistoia mi ha urlato contro ‘fro..’, ma poi mi ha chiesto scusa: era ubriaco. Ma offeso mi sento praticamente ogni giorno. Basta ascoltare gli sproloqui dei politici, che ci prendono in giro da anni senza arrivare ad approvare la legge sulle unioni civili o quella sul reato di omofobia. A Genova due uomini sono stati pestati solo per il fatto di essere sospettati omosessuali, e questo non costituisce un’aggravante per i loro aggressori. Ma soprattutto, basta aprire un qualsiasi social per sentirsi offesi. Gli insulti sono continui e violenti».

Che cosa credi si debba fare per contrastare questa violenza?

«Innanzitutto non tacere, non fare finta di niente e non lasciar passare. Quando ho visto quella scritta sul manifesto, avrei potuto voltare le spalle. In fondo non era niente di nuovo. Ma la catena di condivisioni e commenti che ha scatenato, sia pure involontariamente e al di là delle mie previsioni, mi ha convito che è stato meglio così. Mi dispiace aver visto quella scritta, ma sono contento di non aver taciuto».

Martina Vacca