Pistoia, 10 giugno 2021 - Dopo i primi controlli avvenuti a Montemurlo, e per paura di essere scoperti, si erano spostati nella piana pistoiese e avevano scelto due immobili nelle zone industriali di Montale e di Quarrata, come siti intermedi di stoccaggio degli enormi sacchi neri contenenti scarti tessili non trattati da portare poi più a nord, nelle Marche o nel Nord Italia: qualcuno di quei sacchi avrebbe passato anche il confine, arrivando in Spagna. Il carico veniva raccolto dai pronto moda cinesi del pratese.

Un giro d’affari stimato in circa 800mila euro in un anno e mezzo. Diecimila le tonnellate di rifiuti speciali sequestrati e trentaquattro gli indagati (otto arrestati), a cui vengono contestati reati a vario titolo tra cui spicca il più grave: associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e traffico di rifiuti verso paesi dell’Unione europea.

Un meccanismo simile a quello delle tessere del gioco cinese, il "Tex Majhong", da cui ha preso il nome l’inchiesta della DDA di Firenze con la polizia locale di Prato, per il modo di operare dell’organizzazione, che ogni volta "aggiustava il tiro", negli spostamenti e nella logistica, per eludere i controlli.

Il modo di operare era sempre lo stesso: l’organizzazione prendeva in affitto stabili o capannoni dismessi, magari anche scegliendoli in zone più isolate, per stiparci cumuli di rifiuti tessili, non cerniti, dove finiva di tutto: ritagli di carta, plastica, anche scarti alimentari. Vere bombe ad orologeria, per il grado di infiammabilità. Non solo.

Gli immobili venivano riempiti letteralmente fino all’orlo: una montagna che presto o tardi sarebbe stata abbandonata. Questa infatti era la loro tecnica, e nel contempo, si smetteva anche di pagare l’affitto, con un doppio danno per le proprietà, tutte incolpevoli.

A Montale, in via Croce Rossa 5, dove si trova uno dei due siti di stoccaggio dell’organizzazione criminale, la proprietà ha proceduto intanto a smaltire una parte dei rifiuti, così da poter rientrare in possesso dell’edificio. A gestirlo c’erano due degli indagati, residenti a Pisa e Castefiorentino.

A Quarrata invece, lo stoccaggio avveniva in un immobile di via Rubbattorno, 84. Qui a gestire gli affari c’era un cittadino cinese, 28 anni, residente a Prato, insieme a due connazionali. Tra gli indagati pistoiesi, con il ruolo di autotrasportatori, anche un 52enne, residente a Quarrata, dipendente di una delle ditte incriminate, e un cinese di 44 anni, residente a Quarrata.

A Quarrata nel piazzale dello stabilile di via Rubattorno, sono stati trovati container e semirimorchi stipati di rifiuti. Il modus operandi, d’altronde, per quanto ben organizzato era del tutto spregiudicato: pur di eludere i controlli, a volte i rifiuti venivano scaricati direttamente in strada. Quanto agli stabili sequestrati, la pericolosità di quegli accumuli rinvenuti è evidente: i capannoni venivano sfruttati fino alla loro massima capienza, concentrando così scarti tessili non cerniti e non igienizzati, misti a plastica e ad altro e dunque con una evidente elevata carica batterica. Il viaggio dalle ditte pratesi verso il nord era così organizzato. L’autotrasportatore aveva una doppia documentazione, ovviamente falsa: un documento di trasporto col quale si trasformava sulla carta il carico di rifiuti in carico di merce, o, un formulario da esibire in caso di controlli.

L’inchiesta , che ha coinvolto oltre al territorio pistoiese, le province di Prato e poi Pesaro Urbino e Firenze, è stata diretta dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo (nella foto ) e dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Leopoldo De Gregorio. Le indagini sono state effettuate dalla sezione di pg della polizia provinciale di Firenze insieme alla polizia municipale di Prato.
M.V.