Lo scrittore Antonio Fusco, capo della Squadra Mobile della questura di Pistoia, fotografato da Luca Castellani per le vie del centro storico
Lo scrittore Antonio Fusco, capo della Squadra Mobile della questura di Pistoia, fotografato da Luca Castellani per le vie del centro storico

Pistoia, 26 febbraio 2016 - NOIR dopo noir Valdenza è sempre più Pistoia, sempre più riconoscibile, sempre più bella, sempre più misteriosa. Gli occhi dell’investigatore, ma soprattutto quelli dello scrittore, napoletano di nascita e pistoiese da più di quindici anni, l’hanno scrutata a lungo, trasformando gli angoli più reconditi, le figure più bizzarre e sconosciute in elementi narrativi che hanno fatto di Pistoia (alias Valdenza appunto) la città ideale per le indagini del commissario Tommaso Casabona, la creatura letteraria di Antonio Fusco che qui da noi è il capo della Mobile e, per l’Italia tutta, l’autore di due romanzi che hanno conquistato gli appassionati del noir «Ogni giorno ha il suo male» e «La pietà dell’acqua» (entrambi per Giunti), eletto, il secondo, a miglior giallo del 2015.

Antonio Fusco, 52 anni, che ha regalato ai lettori italiani una Pistoia segreta e suggestiva, contribuendo quindi, e non poco, alla promozione delle sue bellezze artistiche e del suo paesaggio, ha accolto con gioia la nomina della città a Capitale italiana della Cultura per il 2017.

«NE SONO veramente orgoglioso, e felice. Prima – confessa– , quando mi trovavo all’estero, dovevo spiegare dove vivevo, perchè il nome di Pistoia non rimandava automaticamente alla sua bellezza, anche se la sua armonia è pari a quella di Siena, di Firenze e Lucca. Ora non dovrò più spiegare perchè è così bella. A cominciare dalla sua piazza, sintesi perfetta dei poteri costituiti: spirituale, politico, giudiziario ed economico che si controllano fra loro. Ma ci sono tanti dettagli affascinanti, come quella leggendaria testa mozzata in marmo nero che spunta da un lato del palazzo comunale».

QUELLA TESTA compare ne «La pietà dell’acqua», scelta dallo scrittore per una delle innumerevoli riflessioni che fanno di Casabona ben più di un commissario, ma un uomo attento all’animo umano: «Passano i secoli, ma a fare la storia sono sempre uomini che ammazzano altri uomini».

«Nei miei romanzi la città è riconoscibile e lo sarà sempre di più, anche nel terzo, che uscirà all’inizio dell’estate». E’ un flusso narrativo interiore continuo che consente a Fusco di collegare i luoghi alle sequenze dei suoi noir e a renderli determinanti nella soluzione del giallo. «Il mio desiderio – ci spiega – era di costruire quello che Licata è per Montalbano, però in Toscana, facendo in modo che fosse poi possibile individuare i luoghi di Valdenza e di Casabona.

«Tutto questo – riflette Fusco – in un momento in cui la congiuntura storica è favorevole, qui a Pistoia, perchè viviamo un periodo positivo, privo di degenerazioni che vediamo in altre città. A Pistoia è possibile vivere di giorno, e anche di notte, come conseguenza di scelte oculate da parte di tutti: dell’amministrazione, delle forze dell’ordine e della magistratura. E quanto alle critiche sulla movida, pur comprensibili perchè la notte la gente vuol dormire, dobbiamo anche pensare che favorire l’insediamento di locali significa incentivare la presenza dei cittadini e quindi il controllo del territorio. Meglio sopportare qualche schiamazzo in più che l’accampamento di tossici e ladroni.

«E’ VIVA Pistoia dal punto di vista intellettuale (la sua biblioteca è tra le più belle d’Italia), qui si respira cultura ed è fervida la sua attività associativa. Per me a esempio – conclude –, fondamentali, sono stati gli «Amici del giallo» e importanti sono le fondazioni. Quella che attende Pistoia, ora, è un’occasione a 360 gradi».