Il prof Federico Landini
Il prof Federico Landini

Pistoia, 31 marzo 2019 - «La felicità è reale solo se condivisa», scriveva Tolstoj. Ed è forse uno dei pensieri, tanti, che ha attraversato la testa di Federico Landini, prof pistoiese 43enne di matematica e scienze dell’Ics Bonaccorso di Montemagno di Quarrata in aspettativa da dicembre per poter finalmente portare a compimento un sogno che galoppa nella sua mente da quando è uscito dal liceo: «andare» nello spazio e portarci anche i suoi studenti. Un passato «travagliato» - come spesso succede in questi ambiti - da assegnista di ricerca prima e precario poi, dal 1° dicembre dello scorso anno è tecnologo all’Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica, attualmente distaccato al dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Firenze. Il suo è uno dei diversi nomi di fisici e tecnici che figurano nel team di «Metis» - capitanato dal professor Marco Romoli dell’UniFi -, uno degli strumenti che faranno parte del carico scientifico della sonda Orbiter dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea), il cui lancio nello spazio è previsto per il febbraio 2020, in un viaggio che durerà ben dieci anni.

«La missione - ci spiega lui, che cerca per un attimo di ‘spogliarsi’ dei tecnicismi - farà un’orbita mai provata prima. Avrà lo scopo, attraverso quel kit di strumenti in dotazione che porta con sé nello spazio, di avvicinarsi ai poli del Sole, monitorarlo, osservarlo da un punto di vista mai osservato finora. Lo strumento Metis, il cui primo prototipo da me realizzato risale al 2011, simula un’eclissi e nel mentre scatta fotografie alla corona solare, a quella parte di Stella che si vede durante un’eclissi stessa. Monitorare il Sole è un’operazione fondamentale: è dal suo andamento infatti che dipendono molti degli equilibri esistenti». Quel che fa di Landini un professionista col cuore oltre che col cervello è la campagna che ha lanciato nel febbraio scorso su OkPal: raggiungere un gruzzolo di 11mila euro per portare a Cape Canaveral Air Force Station (Florida) una delegazione di studenti per assistere coi propri occhi al lancio (www.okpal.com/school-at-solar-space-mission-launch/#/).

«Sono ragionevolmente sicuro - dice il prof - di poter ottenere con un po’ di sforzo i permessi per un gruppo di persone (circa 5: il dirigente scolastico, un professore e tre studenti selezionati per i loro meriti) per accedere al sito del lancio. Ma non posso ottenere in alcun modo da Nasa o Esa il supporto economico per i costi di viaggio e alloggio. Stimo dunque una spesa di circa duemila euro a persona. Se avremo successo sarà un dono prezioso per i ragazzi». Metis è stato già assemblato al laboratorio Opsys di Torino, mentre tutto il Solar Orbiter è stato integrato nei laboratori Airbus di Stevenage, in Inghilterra. La fase attuale, delicatissima, è quella che prevede la messa a punto della parte software, ma il più è già stato fatto e il conto alla rovescia verso il febbraio 2020 è partito.

Metis - il cui nome deriva da una figura della mitologia greca che simboleggiava conoscenza e saggezza - è uno strumento che faparte del carico scientifico della sonda Solar orbiter dell’Agenzia spaziale europea (Esa). La missione «Metis» servirà a studiare il sole e l’eliosfera e per la prima volta saranno osservate zone ancora inesplorate del sistema solare come i poli solari e lo spazio circumsolare.«Obiettivo di Metis - come si legge sul sito ufficiale - è dare una risposta definitiva alle seguenti domande: come viene depositata l’energia nelle regioni polari del Sole dove è accelerato il vento solare veloce? Quali sono le sorgenti coronali del vento solare più lento? Come evolve la corona nella sua globalità e come si originano le improvvise, gigantesche eruzioni di massa coronale?».

A livello strettamente tecnico, Metis è un coronografo frutto di una collaborazione internazionale guidata dal gruppo dell’Osservatorio astrofisico di Torino dell’Istituto nazionale di astrofisica. Il progetto è finanziato dall’Agenzia spaziale italiana, Asi, e dall’Istituto nazionale di astrofisica, Inaf. L’idea di «Solar Orbiter» che è appunto il nome della missione complessiva è nato in seguito a una precedente missione, chiamata Soho, lanciata nel 1995, i cui risultati fecero emergere sempre più chiara la necessità diproseguire ad esplorare il sole, sondandone l’atmosfera in modo continuo dalle zone sottostanti la superficie fino alle zone più interne dell’eliosfera.