Da sinistra: Fabrizio Paoletti, Ligabue e Filippo Martini
Da sinistra: Fabrizio Paoletti, Ligabue e Filippo Martini

Pistoia, 22 settembre 2019 - Le sue ‘Paoletti guitars’ sono chitarre elettriche apprezzate e richieste dai musicisti rock di mezzo mondo, utilizzate dai Guns’n Roses, Bon Jovi o dagli Europe, senza contare artisti testimonial come Ligabue o come i chitarristi di Vasco Rossi e di Laura Pausini. Eppure non tutti sanno che Fabrizio Paoletti, l’artigiano originario di Prato che le produce a mano dal 2009, ha la sua azienda a Quarrata. «Veramente prima eravamo a Montemurlo – precisa Paoletti – ma c’era bisogno di uno spazio più grande e più adatto e abbiamo deciso di trasferirci in questo immobile nella zona industriale di Quarrata». Come Fabrizio Paoletti sia arrivato all’intuizione che con l’artigianato Made in Tuscany poteva «invadere» il mercato di questo genere negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa, è lui stesso a raccontarlo.

«Tutto è iniziato quando ero un semplice elettricista che amava le canzoni di De André – spiega – mi iscrissi a un corso di chitarra, ma mi resi conto che con la musica non avevo troppa affinità. Ero invece molto attratto dalla forma della chitarra, tanto che ebbi l’idea di provare a costruirne una per hobby». Dopo i primi tentativi mal riusciti, Paoletti realizzò le sue prime chitarre «ma solo per passatempo – dice –. Poi cominciai a farmi notare nell’ambiente e Maurizio Solieri, chitarrista di Vasco Rossi, volle una chitarra ‘fatta con il legno più vecchio possibile’ che io realizzai con vecchie assi recuperate nella cantina di mio nonno».

Da lì a farsi conoscere da altri musicisti, lasciare il lavoro di elettricista e fondare una ditta, il passo è stato breve «anche se all’inizio sono stati inevitabili i molti sacrifici», ammette Paoletti. Poi grazie anche alla preziosa collaborazione del giovane Filippo Martini di Quarrata, agente che cura le fiere internazionali come il Namm show di Los Angeles, è iniziata l’espansione negli Usa. Adesso la ditta, che lavora solo su esportazione, ha assunto un altro dipendente e arriva a produrre 350 pezzi all’anno, con un catalogo di oltre 50 modelli. «Sono chitarre apprezzate perché sono pezzi unici, prodotte qui da noi in modo artigianale, tagliate con estrema precisione dalla macchina e poi rifinite manualmente – chiarisce Paoletti –. Il pregio non sta solo nel suono ma anche nella bellezza dell’oggetto, che dà all’artista un’immagine ancora più rock».


Daniela Gori