Pistoia, 9 luglio 2018 - Non si sono fatte attendere le reazioni polemiche alla sentenza del tribunale di Pistoia che ha riconosciuto ad un bambino di Montale nato da una fecondazione eterologa il diritto ad avere due cognomi e quindi la genitorialità di due donne: la madre biologica e la compagna con lei legata da un’unione civile. «Forte contrarietà» alla sentenza è espressa in una nota del senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra e anche in un duro comunicato della Lega firmato dal segretario provinciale Massimo Bartolomeo e dal commissario cittadino Sonia Piro.

Invece il sindaco di Montale Ferdinando Betti, che aveva respinto la richiesta del doppio cognome, comunica che applicherà la sentenza del tribunale e invoca un intervento legislativo che faccia chiarezza sulla materia senza lasciarla «all’interpretazione dei sindaci e dei giudici». Il senatore Patrizio La Pietra esprime la disapprovazione di Fratelli d’Italia sulla sentenza facendo notare che «per la prima volta un giudice italiano applica le norme attualmente in vigore per coppie eterosessuali ad una coppia di donne unite civilmente che hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa all’estero, dichiarando che la responsabilità genitoriale della madre non biologica sorge per effetto della prestazione del consenso alla procreazione assistita».

La Pietra sostiene che «le sentenze della magistratura non possono sostituirsi in nessun modo alle leggi, la cui formulazione ed emanazione compete soltanto al Parlamento» e ricorda come «i figli delle cosiddette famiglie arcobaleno sono nati tramite Pma eterologa tra coppie di donne e utero in affitto per coppie di uomini, pratiche entrambe vietate nel nostro Paese dalla legislazione vigente». Bartolomeo e Piro della Lega sostengono che la sentenza va «pericolosamente contro natura» e dà a Pistoia «un primato che non ci inorgoglisce». Sul caso interviene anche «Generazione Famiglia-Lmpt Pistoia e Comitato Difendiamo i Nostri Figli»: «Quel che si legittima con tale surreale sentenza – scrivono – è che il desiderio di genitorialità di due adulti possa prevalere sul sacrosanto diritto del minore ad avere un padre e una madre».

Il sindaco di Montale Ferdinando Betti comunica che prende atto della sentenza e spiega come il diniego alla richiesta del doppio cognome del bambino aveva «motivazioni puramente tecniche fondate sulla normativa attuale» e non da considerazioni «politiche o ideologiche». «Ora dev’essere il legislatore a fare chiarezza» sostiene il sindaco Betti.