Mimmo Lucano, Don Biancalani e Enrico Rossi (foto Acerboni/FotoCastellani)
Mimmo Lucano, Don Biancalani e Enrico Rossi (foto Acerboni/FotoCastellani)

Pistoia, 11 dicembre 2018 - "Sono ormai dieci giorni che ogni sera arrivano 2-3 ragazzi a chiederci ospitalità" nella chiesa di Vicofaro a Pistoia, e "abbiamo fortunatamente una chiesa grandissima, ma abbiamo all'interno dell'aula liturgica 50 persone". Don Massimo Biancalani, il parroco pistoiese dell'accoglienza, racconta così gli effetti del decreto Sicurezza ("Io lo chiamo 'decreto insicurezza", chiosa) che fa uscire i migranti dai Cas e dagli Sprar.

Il sacerdote ha parlato stamani a Firenze dove ha partecipato al Meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana, intervenendo a un talk sul tema dell'accoglienza ai migranti coi governatori della Toscana e della Calabria Enrico Rossi e Mario Oliviero, e col sindaco di Riace Mimmo Lucano: quest'ultimo ha anche visitato nel pomeriggio, in occasione di un incontro sull'accoglienza diffusa, la chiesa di Vicofaro, con le decine di brande disposte nel 'matroneo', il soppalco che si affaccia sull'aula liturgica.

"Il primo pensiero che mi è venuto in mente - ha detto Lucano - è che un parroco così è la testimonianza vivente che è possibile essere umani". Dopo la chiusura del Cas ospitato nei locali della parrocchia, in attesa per i lavori di adeguamento richiesti, don Biancalani ha spiegato che continuerà a ospitare i migranti in chiesa perché "la chiesa per me è un ospedale da campo e non un fortino isolato dalla storia. Abbiamo qualche parrocchiano che non ci ha ancora capito, ma sono contento perché la gente nel quartiere alla fine ci segue, capisce che ci stiamo mettendo il cuore, con grossi sacrifici economici perché non abbiamo contributi".

E il religioso non si scompone se la sua viene chiamata disobbedienza: "Lavoriamo con una legge ingiusta, è quasi naturale disobbedire a una legge che va contro l'uomo, contro la Costituzione".

Il parroco ha parlato anche del recente suicidio in città di un 30enne ghanese, dal 2011 senza documenti, che stando a quanto riferito da alcuni viveva di offerte. "Mi dicevano degli amici - ha proseguito il parroco - che questi ultimi provvedimenti probabilmente lo hanno spinto a pensare che per lui non ci fosse più speranza. Si è impiccato, ed è finito per alcuni giorni mangiato dai topi". Per don Biancalani "vedere che c'è una persona che muore in quel modo, nell'abbandono, nel disinteresse" è "una vergogna, vuol dire che siamo a livelli di disumanità che non si può accettare".