Cieco e senza casa. "Ultimo tra gli ultimi, a Vicofaro l’aiuto per tornare a vivere"

Don Biancalani racconta la storia di un 28enne affetto da glaucoma. Il viaggio disperato per arrivare nel suo Ghana e potersi curare. "Poi il ritorno in Italia dove si è trovato solo in mezzo alla strada"

Don Massimo Biancalani davanti a Vicofaro (archivio FotoCastellani)
Don Massimo Biancalani davanti a Vicofaro (archivio FotoCastellani)

Pistoia, 24 agosto 2023 – Una storia complessa, difficile, triste, seppur illuminata da un flebile barlume di speranza. È la vicenda di Joseph (il nome è di fantasia per tutelare la sua vera identità), giovane ghanese di 28 anni affetto da glaucoma. Il glaucoma è una grave malattia agli occhi che, se non curata tempestivamente, può portare alla cecità assoluta. Purtroppo questo è proprio il caso di Jospeh, che circa un anno fa ha "bussato" alle porte di Vicofaro. "Questo ragazzo – racconta don Massimo Biancalani – arrivava dal Ghana ed era stato inizialmente ospitato in un centro di accoglienza di Prato. Aveva già problemi alla vista ed aveva iniziato un ciclo di cure. Poi, però, lo stesso giovane ha scelto di tornare in Africa per farsi curare ulteriormente, con l’obiettivo di per recuperare completamente la vista. O almeno così sperava". Jospeh in Africa ci è tornato davvero. Non è chiaro da chi si sia fatto curare lì: molto probabilmente non da un vero dottore. "Dubito lo abbia curato un dottore – racconta Giovanni Ginetti, un volontario della parrocchia di Vicofaro che ha preso particolarmente a cuore la vicenda di Joseph –, visto che la patologia agli occhi è ulteriormente peggiorata. Il ragazzo, di lì a poco, ha perso completamente la vista".

Le difficoltà di questo sfortunato ragazzo non erano affatto finite. Rientrato in Italia, il giovane ha tentato di far ritorno alla struttura pratese che inizialmente lo aveva accolto prima di tornare in Ghana. Lì, però, si è reso conto che quel luogo di accoglienza non poteva riaccettarlo: il suo posto era stato preso da altri giovani bisognosi. "Questo ragazzo – prosegue don Massimo – ha vagato per giorni, è stato un po’ in strada. È stato un suo connazionale a notarlo alla stazione di Firenze Santa Maria Novella. Hanno parlato e poi lo ha accompagnato a Vicofaro. Noi, seppur tra mille difficoltà, lo abbiamo accolto e gli abbiamo dato un riparo".

Una permanenza tutt’altro che facile a Vicofaro per Joseph. Purtroppo però per lui non c’erano alternative. "Purtroppo la sua invalidità non lo ha reso autonomo. Si faceva accompagnare nei posti dai suoi connazionali qui in parrocchia, ma è stato molto molto difficile. Di certo Vicofaro non era il luogo più adatto per lui e la sua patologia, ma quali alternative c’erano?", ammette don Massimo. Nei giorni scorsi, la svolta. Joseph è stato accettato in una struttura protetta in provincia di Prato specializzata per le persone disabili, dove è curato e seguito.

«Sappiamo che è in buone mani – commenta Giovanni Ginetti – e questo è importante. Potrebbe non riavere la vista, la malattia ha fatto il suo corso, purtroppo. Adesso però ha almeno persone che gli stanno vicino e lo aiutano". Per Joseph il destino è estremamente incerto, ma chi opera a Vicofaro sente di avergli dato almeno una possibilità. "La missione di Vicofaro è questa – conclude don Massimo –, accogliere gli ultimi tra gli ultimi. E voglio anche ringraziare Giovanni per la sua opera caritatevole che ha permesso, alla fine, di dare a questo giovane una speranza".

Francesco Storai