Pistoia, 7 novembre 2018 - "Fa male al cuore vederli così, la mattina all’alba, quando li caricano sui furgoni, in malo modo...". E’ nata così l’indagine che ha sgominato il caporalato tra Pistoia e Prato. E’ nata da una segnalazione così semplice, immediata, accorata, inviata alla polizia l’estate scorsa e che ha dato vita, nel giro di pochi giorni, a un lavoro investigativo complesso, accurato, fatto di pedinamenti e di osservazioni che hanno dato rapidamente corpo a quella segnalazione scaturita dal cuore. Del resto le forze dell’ordine hanno sempre ribadito l’importanza, di fronte a certe situazioni, di non farsi i fatti propri ed è così, a volte, che si apre la strada della giustizia.

L’indagine della Mobile scoperchia anche a Pistoia il problema del reclutamento, al nero, dietro un paravento di legalità, dei braccianti. Il quadro umano che ne emerge è desolatamente scontato: sono quasi tutti africani e lavorano tutti per mandare i soldi a casa. Alcuni sono cittadini italiani, hanno bambini. Un’indagine che ha fatto emergere uno stato di bisogno e la necessità, come ha rilevato lo stesso Ispettorato del lavoro, della creazione di un’«azienda etica» che possa vincere con la legalità il problema della concorrenzialità che incentiva lo sfruttamento del lavoro nero ed espone, in questo caso i braccianti, a grossi rischi, a cominciare da quei viaggi sui furgoni (anche cassonati), seduti per terra e poi chiusi, nascosti con un telo di plastica per non attirare l’attenzione, e i controlli, da parte delle forze dell’ordine. Oltre alla mancanza di ogni tipo di tutela e di conforto, come un bicchier d’acqua. Alla conferenza di ieri mattina hanno preso parte le dirigenti dell’Ufficio territoriale del lavoro: Ernestina Perrini per Prato e Valeria Del Pizzo per Pistoia. "Una brillante operazione contro un reato odioso – ha detto la dirigente Perrini – Questi lavoratori sono esposti a tutti i rischi".

"Eravamo di fronte – ha detto Valeria Del Pizzo – a una ditta con prestanome, con aspetti formalmente leciti, in un settore d’elezione, come quello dell’agricoltura. Ma i formali adempimenti celavano il vuoto. Oggi viene smascherato lo sfruttamento lavorativo, viene abbattuto lo schema formale che viene simulato per creare situazioni lecite".

"Gli arresti testimoniano che purtroppo i caporali non conoscono sosta e le loro azioni continuano a mantenere i lavoratori in condizioni, anche in termini di sicurezza sui luoghi di lavoro, inaccettabili". E’ il commento del segretario generale della Fai-Cisl Toscana, Patrizio Giorni, che ricorda: "Nei prossimi giorni verrà rinnovato, in Regione, il Protocollo sperimentale contro il caporalato. Un’intesa firmata, la prima volta, due anni fa".

lucia agati