Pisa, 13 marzo 2018 - Dopo "L’Avaro" e "Il Malato Immaginario" rappresentati con grande successo in tutta Italia, e a pochi mesi dal trionfale esordio al Festival della Versiliana, la Fondazione Sipario Toscana Onlus giunge all’ennesima tappa del Progetto Molière con la messinscena di "Tartufo ovvero l’Impostore", uno dei capolavori del grande drammaturgo francese, in programma alla Città del Teatro Cascina sabato 17 marzo alle ore 21. In scena il direttore artistico della Fondazione Andrea Buscemi (che firma anche regìa, scene e costumi), che presta corpo e voce in modo esemplare a un personaggio diventato nel tempo sinonimo stesso di impostura.

Chi è Tartufo? Un parassita, uno sfruttatore, un ipocrita, falso come Giuda, bigotto, baciapile, odioso… Ha un losco passato (lo scopriremo al termine della commedia) che mantiene però ben nascosto a tutti, sotto il manto del cristiano-cattolico, devoto ad oltranza agli insegnamenti di santa madre Chiesa. Il falsone si è introdotto a casa del ricco Orgone (Francesco Tammacco) dove la fa da padrone, amatissimo da lui e dalla madre di lui, la signora Pernelle acida e bacchettona, e invece inviso, temuto, disprezzato dal resto della numerosa famiglia. La quale famiglia è composta da una moglie di nome Elmira (Martina Benedetti), la figlia di lui Marianna (Claudia Castriotta), una serva simpatica, intelligente e impertinente, Dorina (Livia Castellana). A questi si aggiunge Valerio (Pantaleo Annese) , un onesto ragazzo fidanzato di Marianna.

La storia è fatta di poco: Orgone si lascia a tal punto abbindolare dal falsone Tartufo da volergli dare in sposa la figlia Marianna (già promessa in precedenza a Valerio) e da decidere di nominarlo erede di ogni sua sostanza. Non pago, l’impostore tenterà di sedurre anche la moglie di Orgone, comportandosi in tutto e per tutto da padrone nella casa di colui che gli ha dato ospitalità e fiducia. Ma di poca storia Molière sa farne un capolavoro, confezionando a gloria imperitura una delle grandi drammaturgie del teatro “leggero” europeo: “leggero”, non solo comico, perché la componente comica va di pari passo con l’intento di Molière di fare di Tartufo un'opera di accusa verso la nobiltà francese. Tant’è che, ai tempi, l’opera conobbe infinite vicissitudini, fu osteggiata e vietata finchè il re non intervenne concedendone la rappresentazione a patto che se ne cambiasse il finale: oggi, dopo secoli, la regìa di Buscemi ripristina per l’occasione il finale voluto da Molière, e che lascia l’amaro in bocca perché alla fine l’impostura trionfa. Anche se Tartufo rappresenta l'ipocrita che vive sotto la devozione religiosa e devozione affettiva e che in realtà vuole solo trarre vantaggio dalla fiducia concessagli per poi tradirla (non a caso Molière durante una rappresentazione della commedia davanti al re affermò che "la commedia deve correggere gli uomini divertendoli”), l’opera non può che sfociare nel trionfo del protagonista, all’affermazione della sua bieca volontà di dominio sulla casa: a dimostrazione di quanto mentire e mistificare (in ogni tempo e ad ogni latitudine) sia una pratica che in questo mondo paga.

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