Pisa, 1 agosto 2018 - L'esito non è mai stato in bilico. Era scontato e alla fine il copione è stato rispettato. La maggioranza ha respinto la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro l’assessore alla cultura Andrea Buscemi, a causa della sua vicenda personale relativa a un’accusa di stalking in seguito alla denuncia presentata alcuni anni fa dalla sua ex fidanzata.

A favore della sfiducia hanno votato le opposizioni di sinistra, il Pd e il M5S (Veronese era già andato via) mentre la maggioranza compatta ha votato no «salvando» il suo assessore che in aula si è difeso ricordando che la sua vicenda processuale è «in attesa del terzo grado di giudizio dopo un’assoluzione piena in primo grado e un non luogo a procedere per intervenuta prescrizione in appello: sentenza contro la quale ho fatto ricorso in Cassazione proprio per affermare pienamente la mia innocenza».

Eppure, i toni del dibattito sono stati subito alti. Il primo a parlare è Ciccio Auletta, presentatore della mozione di sfiducia, fatta propria anche dal resto delle opposizini. «Mi rivolgo al sindaco Michele Conti – ha detto Auletta – perché solo lui è il responsabile del messaggio che si vuole dare alla cittadinanza. Bisogna stare attenti a inviare messaggi sbagliati o peggio atteggiamenti di complicità sulla violenza di genere. Del resto un appello in questo senso è arrivato anche da donne non appartenenti al mio schieramento politico come il ministro Giulia Bongiorno e la parlamentare Mara Carfagna».

Sulla stessa falsariga gli interventi di Olivia Picchi e Giuliano Pizzanelli del Pd. Accuse respinte al mittente dalla maggioranza. Per Paolo Cognetti (Lega) è «una strumentalizzazione da chi non vuole accettare la sconfitta elettorale, Buscemi prima di essere nominato assessore è stato candidato e votato tanto da risultare eletto tra i più votati con la Lega».

Si spinge oltre Gino Mannocci (Pisa nel cuore), che di mestiere fa l’avvocato e alla fine del suo intervento sveste i panni del politco per indossare quelli del difensore all’americana: «Votiamo no alla mozione perché per noi Andrea Buscemi è non colpevole».

«Non è un'aulta di tribunale questa – replica Auletta – qui si fa politica ed è di questi atti che siete chiamati a rispondere». La maggioranza non ci sta e alza la voce. E’ bagarre. Latrofa ruggisce dai banchi della giunta contro Auletta: «Prendi i voti e la prossima volta ti siedi di qua, Ciccio. Ora facci lavorare».

Conti, fuori dall’aula durante tuta la difesa di Buscemi, prova a svicolare altre possibili trappole. Ma la situazione rischia di degenerare davvero quando il neopresidente Gennai, che dal momento della sua elezione non si è mai sfilato la fascia biancorossa di presidente (però diteglielo che si indossa per le cerimonie e non in aula) minaccia di espellere proprio Auletta invitando i vigili urbani a «prelevare» il consigliere per portarlo fuori dalla Sala Regia. Conti capisce che non è il caso e invita Gennai a ritornare sui suoi passi. Nei banchi del Pd si scuote la testa, la Lega invece esulta e chiede l’espulsione. Restano di pietra i consiglieri di Forza Italia e Nap-Fdi. Alla fine Gennai dà ordine agli agenti della polizia municipale di soprassedere: «Meno male», sibila una vigilessa. Si vota. Buscemi è salvo. «Contro di me è in atto una mistificazione politica – dice l’assessore – propagandata con stralci di atti giudiziari manipolati ad arte.Si vuole sovvertire l’esito dei processi e anche quello del voto popolare».