Francesco Bizzarri, anno 1992, Luogotenente di Tramontana
Francesco Bizzarri, anno 1992, Luogotenente di Tramontana

Pisa, 30 giugno 2018 - Oggi è il giorno del Gioco del Ponte, appuntamento celebrato con un dono d'eccezione: la medaglia per i 450 anni della sfida, che oggi viene distribuita in omaggio in abbinamento con La Nazione. In bronzo, del diametro di 5 centimetri, è stata realizzata dalla ditta Pazzaglia, partner dell'iniziativa insieme ad altri importanti sponsor: il Corpo Guardie di Città; Tecnoambiente; Il Centro Studi Enti Locali e il dottor Filippo Menchini Fabris. L'iniziativa ha il patrocinio del Comune di Pisa. Al diritto la medaglia rappresenta un antico combattente del Gioco con il targone, disegno tratto dal volume L'Oplomachia Pisana  di Camillo Ranieri Borhi, opera stampata a Lucca nel 1713. Sullo sfondo si vede il ponte di Mezzo con le schiere di Tramontana e Mezzogiorno. Al rovescio sono rappresentati i targoni con i simboli delle 12 Magistrature. La medaglia viene distribuita in una busta sigillata completa di certificato di garanzia e pratico supporto in cartoncino, sul quale è riportata una sintesi della storia del Gioco firmata dal professor Alberto Zampieri.

Ma ecco i ricordi legati alla manifestazione storico-rievocativa da parte dell'avvocato Francesco Bizzarri, tra i 'padri' del Gioco e a lungo Luogotenente Generale di Mezzogiorno:

"Sono nato da una famiglia di pisani da oltre sette generazioni ed ho fin da ragazzo avuto molto forte il senso di appartenenza e identità con la pisanità, i valori e la tradizione di Pisa. Mi sono sempre sentito, considerato e comportato da pisano vero. La mia passione per il Gioco è iniziata quando a metà degli anni 50, ancora un ragazzino, assistei per la 1a volta al Gioco del Ponte dal terrazzo dell’Ufficio Comunale di mio zio, segretario del Comune di Pisa, che affacciava sul Lungarno Gambacorti vicino alla piazza dove c’era e c’è sempre stato, il “campo” della Parte di Mezzogiorno.

Feci un gran tifo per Mezzogiorno, saltando, gesticolando e urlando, con spasso degli altri ospiti, ammaliato dal rullo dei tamburi, dal suono delle chiarine, da quei cavalieri e guerrieri imponenti e superbi nelle loro armature, da quei combattenti grandi, grossi e possenti. A quel tempo il carrello era molto più basso di quello attuale, gli uomini vi entravano dentro e spingevano con il petto in avanti e quando tornava indietro, per la spinta della squadra più forte, quando acquistava velocità dovevano essere pronti a saltarci sopra per non rimanerci incastrati.

Nel 1960 poi il Gioco fu sospeso fino al 1983 quando avenne la prima manifestazione ufficiale, dopo un anno o due di preparazione e di prove. Partecipai come cavaliere di Mezzogiorno insieme a tanti amici e più o meno coetanei e conobbi personaggi che avevano fatto la storia del Gioco nel dopoguerra come il Luogotenente Porta di Mezzogiorno, quello di Tramontana Pucciarelli, il cav. Ferruccio Giovanni, uno dei promotori del Gioco anteguerra e memoria storica della Manifestazione che ultranovantenne mostrando vivido intelletto e prestanza fisica partecipava a tanti eventi. A quel tempo e per molti anni dopo, il Gioco si svolgeva l’ultima domenica di Giugno, nel pomeriggio, con partenza verso le 16 e terminava tra le 20 e le 20,30.

La vestizione per la Parte di Mezzogiorno avveniva alle Scuole Fucini, nel cui vasto cortile venivano portati i cavalli e assemblato il corteo, mentre la Parte di Tramontana si preparava negli edifici comunali che danno sulla piazza S.Silvestro e in quella piazza erano portati i cavalli. All’epoca il Comune curava molto la preparazione del Gioco e aveva dotato ogni Magistratura di una Sede nel proprio quartiere. Erano molto belle e suggestive le sedi del “San Martino” nel Bastione Sangallo del Giardino Scotto e quella del “S.Antonio” nel Bastione delle Mura a Porta a Mare. Le prove al carrello “vero” quello che sarebbe stato usato per la disfida sul Ponte di Mezzo, avvenivano ai Vecchi Macelli, vicino alla Cittadella, dove il carrellone rimaneva custodito durante l’anno. I cavalli alla ripresa del Gioco e per molti anni successivi erano forniti dal Maestro Antichi che gestiva un maneggio a Viareggio, dove coloro che avrebbero dovuto cavalcarli si recavano per prendere confidenza con gli animali, se inesperti, e per allenarsi in vista del Gioco, tutto a spese del Comune di Pisa nei mesi di Maggio e Giugno. Dopo qualche anno, e una pausa per un’operazione di ernia al disco che si rese necessaria nel 1986, dal 1988 mi fu chiesto di sfilare come Luogotenente di Mezzogiorno, perché il cav. Moschini, grande conoscitore ed esperto di Gioco, del quale era ed è sempre stato un personaggio carismatico, non aveva grande dimestichezza con i cavalli. Tra tutti quelli che partecipano e collaborano a realizzare il Gioco del Ponte si crea un rapporto di cordiale conoscenza che in tanti casi diventa una vera e propria amicizia, dovuta anche alle tante occasioni di incontro, alle frequentazioni, agli impegni e ai sacrifici che la complessa organizzazione durante l’anno richiede a chi volontariamente si presta a contribuire alla preparazione e allo svolgimento della Manifestazione.

Anche per la mia professione di avvocato fui presto conosciuto negli ambienti degli appassionati e realizzatori del Gioco ed ho assistito legalmente tante persone vicine al Gioco oltrechè per questioni che a questo non attenevano, ma anche ad esso relativo, come quando difesi un magistrato del S.Martino imputato di abuso edilizio per aver realizzato i bagni del Bastione S.Gallo. Fu assolto ma non sto a spiegare le ragioni. Proprio come avvocato nel 1990 fui contattato dal Magistrato dei Delfini e da due combattenti di quella squadra, di occuparmi della vertenza che era sorta quando all’esito della “bella” che Mezzogiorno perse dopo un quinquennio ininterrotto di vittorie, quei due combattenti che avevano partecipato alla bella e cioè allo scontro finale che si rende necessario in caso di pareggio e nel quale si affrontano le due “nazionali” e cioè le squadre di Mezzogiorno e Tramontana composte dagli uomini più forti delle due Parti, quei due combattenti si erano rivolti con male parole e comportamento manesco verso il generale che aveva gestito lo scontro al posto di un capitano o del consigliere militare, accusandolo di non aver correttamente dato i comandi e quindi di aver fatto perdere la Parte.

Il Generale si era ovviamente risentito e aveva minacciato azioni penali e risarcitorie. Riuscii in poco tempo a risolvere la situazione e a riappacificare le parti in causa e questo fu uno tra i motivi che portarono poi tutti i Magistrati delle squadre di Mezzogiorno a venire allo studio per chiedermi di rivestire effettivamente il ruolo di Luogotenente Generale di Mezzogiorno. Le insistenze dei magistrati e di tanti appassionati di Gioco, nonché il placet del cav. Moschini che aveva appunto deciso di cessare il ruolo di Luogotenente, prevalsero sulle mie reticenze di non avere il tempo e il modo per dedicarmi a svolgere diligentemente quell’incarico che si spalmava su tutto l’anno con frequenti uscite serali perché le riunioni, come gli allenamenti, ai quali mi piaceva partecipare ma anche tenevano molto i combattenti alla presenza (quasi tutti conosciuti con soprannomi, alcuni veramente arguti e spassosi), avvenivano dopo cena, quando quasi tutti si era liberi dal lavoro.

Avere l’opportunità di uscire la sera per impegni istituzionali di Gioco avrebbe potuto toranre utile anche per ritagliare un po’ di spazio personale. Comunque dal 1990 ho ricoperto il ruolo di Luogotenente Generale di Mezzogiorno fino al 2003 (con i sindaci Cortopassi, Floriani, Fontanelli e Filippechi) rivestendo per un paio di anni la carica di Generale della Parte, nei primi anni duemila, perché si doveva discutere e redigere il Regolamento anche tecnico del Gioco e tra i componenti della Commissione nominata dal Comune erano inclusi soltanto i Generali. La Parte volle che per le mie conoscenze della manifestazione ed essendo avvocato, sarei stato quello più adatto a partecipare alla riunione della Commissione e alla stesura del regolamento. Ufficialmente ero Generale, ma praticamente continuai a fare il Luogotenente e anche nel corteo continuai a sfilare con la corazza ed il costume di Luogotenente.

Gli anni dal 1990 al 2003 sono stati quelli più soddisfacenti, piacevoli, entusiasmanti e probabilmente quelli nei quali il Gioco ebbe la sua massima visibilità, grazie anche all’amico Sergio Paradossi che convinsi a fare il Generale, all’impegno da lui sempre profuso, alle sue capacità di organizzare tanti eventi collaterali, alle pubblicazioni quasi giornaliere su “La Nazione” della quale era un collaboratore, all’affiatamento tra noi e i componenti del “Comando” tutte persone eccezionali, all’amicizia che si era creata tra noi, e alle capacità, qualità e impegno profuso da tutti con dedizione, serietà e sacrifici. Insieme all’amico Paradossi, che ne era quasi sempre l’ideatore e l’organizzatore, si realizzarono negli anni una notevole serie di eventi, manifestazioni, incontri, dibattiti, rappresentazioni, cene all’aperto con tavolate che occupavano tutta la strada nel cui quartiere avvenivano (poi vietate dall’Ufficiale Sanitario dell’epoca per asserita mancanza di condizioni igieniche), etc. compresa una mini sfilata a Campo Darby (con cavallo del Luogotenente), e rappresentanti dei personaggi della Parte di Mezzogiorno del Gioco, che ebbe un bel successo, con gli americani che applaudivano e si congratulavano, divertiti e soddisfatti dell’insolito spettacolo che fu loro offerto. Un’altra volta partecipai ad un incontro organizzato, non mi ricordo bene da chi, (mi pare dal Comune) al Teatro Lux in P.za S.Caterina, con i giovani partecipanti alla scuola Nazionale di regia, che furono molto attenti alla mia esposizione sulle origini e sullo svolgimento del Gioco, e invitai a studiare nuove e più moderne forme di realizzazione dello stesso che senza snaturarlo né stravolgerlo ne esaltassero l’aspetto coreografico e spettacolare. Altro successo ebbe lo spettacolo al Teratro Verdi, in occasione di una vittoria (per la precisione, in tutti quegli anni in cui sono stato Luogotenente la parte di Mezzogiorno ha vinto, ha perso ed ha pareggiato perché a fine anni 90 fu deciso per qualche anno di non fare più la bella), che come altre volte il Paradossi aveva organizzato, al quale fu invitato e restò a lungo con noi sul palco, il cantante e amico Andrea Bocelli fresco vincitore del Festival di Sanremo di quell’anno, che non potè cantare la canzone vincitrice per obblighi imposti dalla sua casa musicale (che aveva inviato anche un suo incaricato a controllare che il divieto fosse rispettato). Ci deliziò comunque con alcuni brani di opere liriche. Posso dire con soddisfazione che per tutto il tempo che ho svolto il ruolo di Luogotenente, sono stato benvoluto, rispettato e considerato da tutti, sia dai combattenti, dai figuranti, dai collaboratori, e non solo e specialmente tra gli addetti e appassionati di Mezzogiorno, ma anche di Tramontana. Fui nuovamente accolto, con mia soddisfazione, con dimostrazioni di affetto quando nel 2012, dopo un periodo di alcuni anni nei quali erano stato nominato nel Consiglio degli Anziani, fui chiamato a rioccuparmi come Luogotenente della Parte di Mezzogiorno, per risolvere alcune “turbolenze” che vi si erano create.

Nel 2017 ho deciso di ritirarmi dal Gioco un po’ per l’esito degli scontri per i quali non furono seguite le decisioni del Comando, ma alcuni presero iniziative estemporanee, lì per lì non contrastabili, che portarono alla sconfitta, ma essenzialmente perché dopo tanti anni ho ritenuto opportuno che ci fosse un ricambio generazionale, lasciando il mio ruolo a nuove e giovani persone che, magari con la stessa passione, entusiasmo e dedizione o anche maggiore, potranno meglio di me non solo portare la parte Australe alla vittoria, ma essenzialmente garantire a Pisa lo svolgimento di una Manifestazione Storica che non ha eguali: per questo “Ultra Dimidium” ma comunque come sempre si dice “Vinca Borea o Mezzogiorno sempre Pisa vincerà” Un’ultima notazione il mio zio segretario comunale, mi raccontò che nel dopoguerra un giorno si presentarono nel suo ufficio alcuni dipendenti comunali e gli dissero che le maestranze dell’Opera del Duomo avevano trovato nei camminamenti della cupola del Battistero delle casse piene di vestiti antichi che non sapevano cosa erano. Si trattava dei costumi del Gioco del Ponte che grazie a quelli che presero l’iniziativa di portarli nel Battistero li salvarono dalla Guerra e dai bombardamenti perché altrimenti sarebbero andati definitivamente perduti o trafugati. Anche in questo caso i pisani dimostrarono grande attenzione e attaccamento alla storia, alle tradizioni e alla salvaguardia dei valori della loro Pisa".