Da sinistra, Pierluigi Carofano, don Francesco Bachi, Stefano Renzoni
Da sinistra, Pierluigi Carofano, don Francesco Bachi, Stefano Renzoni

Pisa, 14 giugno 2019 - Proprio una scoperta da Giugno Pisano e che il caso ha voluto venisse fuori ora, nei giorni precedenti alla festa del santo Patrono Ranieri. Per molti anni, era stato scambiato per una Maddalena penitente, forse per via di quei capelli lunghi e dei tratti muliebri del volto. Ma grazie all’occhio di uno storico dell’arte, Pierluigi Carofano, e al felice restauro di una delle botteghe più importanti della Toscana, quella di Leone Giovannini a Firenze, si è scoperto che in verità quella Maddalena è un bellissimo «San Ranieri in preghiera» dipinto da una delle mani più ricercate di Pisa, fra 700 e 800, quelle di Giovan Battista Tempesti. Nessuno prima d’ora conosceva l’esistenza di questa tela. E, il fatto ancora più significativo, è che quel San Ranieri era stato realizzato per il Seminario di Pisa assieme a un San Luigi Gonzaga, e poi, chissà come e chissà quando, finì sul mercato antiquario e da lì, in modo regolare, nella casa di una importante e devota famiglia di Pescia che, su richiesta di don Francesco Bachi, rettore del Seminario, ha acconsentito alla sua esposizione dal 15 al 23 giugno nella chiesa di Santa Caterina.

Professor Carofano, come è nata questa scoperta?
«Pochi mesi fa, invitato nella casa di una famiglia di Pescia per una consulenza, rimasi colpito da quel quadro. Mi dissero che era una Maddalena penitente e che lo avevano acquistato per devozione al mercato antiquario di Arezzo moltissimi anni fa. Ebbi subito due dubbi».
Quali?
«Il primo riguardava l’iconografia: ero sicuro che non si trattasse di una Maddalena e che fosse invece una figura maschile. Così, per leggere meglio la tela, chiesi alla famiglia di farla restaurare».
Trovò conferme?
«Sì. Il pomo d’Adamo e la mano virile attestano che il soggetto è maschile. Gli attributi confermano invece che si tratta di San Ranieri: in basso a destra vi sono le tre spade, stemma della famiglia degli Scacceri. L’opera rappresenta quindi Ranieri a mezzo busto in mistica devozione, con il volto ispirato verso il cielo, il bordone del pellegrino con croce cuspide poggiato sulla spalla, la lucerna accesa, indice di espiazione e di vita eremitica, il teschio per la meditazione sulla caducità della vita, la croce di bambù su cui è adagiato il cilicio, il libro aperto con sulla coperta la croce pisana. Tutti questi attributi rimandano al periodo vissuto da Ranieri in Terra Santa durante la Seconda Crociata».
E il secondo dubbio?
«Che l’autore fosse il Tempesti. Per avere la certezza dell’attribuzione chiesi consiglio al professor Stefano Renzoni, grande conoscitore di questo artista. La conferma mi arrivò non solo da lui, ma anche da una scritta che si trova dietro la tela».
Cosa c’è scritto?
«Dipinto da Gio: Battista Tempesti L’Anno 1784 Adi 30 Xbre / Fece fare Cosimo Bonacchi come a Librro Ricevuto/ Stato benedetto da Monsignore Ill.mo e Rev.mo Angiolo Franceschi arcivescovo di Pisa/ il dì 10 di ottobre 1787».
E da qui una nuova scoperta.
«Sì, perché la stessa iscrizione si trova sul telaio del quadro di San Luigi Gonzaga, oggi conservato nell’appartamento del rettore del Seminario S. Caterina. Le due opere erano nate in pendant su commissione di un non meglio conosciuto Cosimo Bonacchi e furono benedette forse in occasione dello scoprimento della venerata Madonna di sotto gli organi nella cattedrale di Pisa, restaurata proprio da Giovan Battista Tempesti».
Perché San Ranieri e San Luigi in pendant?
«L’anno 1784 è di fondamentale importanza: l’arcivescovo Franceschi in accordo col Granduca di Toscana allontanò i frati domenicani dal convento di Santa Caterina per accogliere il Seminario Diocesano. Ranieri, come patrono di Pisa, e Luigi, come esemplare nella formazione al sacerdozio, furono scelti come Intercessori per le future generazioni di preti. L’accostamento fra i due era forse una moda di quel periodo e non deve stupire, visto che a San Giuliano Terme, la chiesa parrocchiale è dedicata proprio a San Ranieri e a San Luigi Gonzaga»