Antonio Logli all'uscita dal Comune nel suo primo giorno di lavoro
Antonio Logli all'uscita dal Comune nel suo primo giorno di lavoro

Pisa, 16 maggio 2018 - L’autoscuola di Gello ha riaperto. Il giorno dopo la condanna della Corte d’assise d’appello, i Logli cercano di tornare alla normalità. Uno sforzo titanico in un clima comunque surreale, reso ancora più pesante dal cielo plumbeo di un martedì quasi autunnale. È il pilastro della famiglia, ancora una volta, a voler dare una prova di coraggio. Con i fatti, riannodando i fili di una quotidianità comunque perduta. Sei anni fa. Valdemaro Logli è solo dietro al bancone della prima sala. La luce dentro è tenue: l’unica fonte d’illuminazione è il sole gelido che spunta a momenti tra le nuvole, filtrando attraverso la vetrata. Il padre di Antonio si intravede appena tra gli adesivi e i cartelli incollati ad arte sulla porta d’ingresso per evitare sguardi indiscreti.

Tra questi spicca il disegno fatto a matita con tratto femminile: un coniglietto arancione e rosa che abbraccia la scritta ‘Vi voglio bene’. Impossibile però varcare quella soglia. La porta è chiusa dall’interno. Il cartello che invita a bussare non si rivela efficace. Bussiamo, ma nessuno risponde. Dall’altra parte però la voce di Valdemaro risuona forte e chiara, mentre parla di patenti con un cliente. «Ci basta una sola parola di commento», azzardano da fuori i cronisti di Rai e Mediaset pronti a filmarlo. È il cliente che uscendo porta il messaggio: «Inutile che stiate qui ad aspettarlo, Valdemaro mi ha detto che non vuole rilasciare interviste». Dopo un quarto d’ora un secondo cliente bussa e si fa aprire direttamente da lui che si sottrae però alle telecamere che quindi si allontanano per proseguire il giro in paese. L’unico momento di contatto arriva alle 12.45 quando Logli senior chiude l’autoscuola.

‘La Nazione’ lo incrocia nel piazzale, mentre sta tirando dietro di sé la saracinesca: «Signor Valdemaro, come sta?». «Signorina, per favore si accontenti del ‘buongiorno’. Non ho voglia di parlare oggi», replica con gentilezza dopo una stretta di mano. Poi si incammina verso il cancello di casa. Una casa che ieri, così come il giorno prima, sembra inanimata. Le finestre quasi tutte con le tapparelle abbassate, il giardino deserto, appoggiati lungo il muro dell’ingresso principale ci sono i sacchi dell’immondizia. Anche il citofono è spento per rendere inutile il benché minino tentativo di scambiare una battuta con la famiglia. Nessuno vuol rompere il silenzio, nonostante Antonio Logli sia dentro: ha preso alcuni giorni di vacanza, la sua scrivania nel palazzo comunale rimarrà vuota anche oggi. Poi chissà.