Recuperi e cessioni. Ecco alcuni progetti: "Lavori molto costosi. Ma le idee ci sono"

Il Comune dialoga con Invimit per la Mattonaia e l’ex asilo Coccapani. Il rettore Zucchi: "Ex Chimica, milioni di euro per riaprirlo".

Sul recupero di edifici dismessi il Comune è impegnato da tempo e recentemente il sindaco Michele Conti e l’assessore ai rapporti con le istituzioni universitarie, Frida Scarpa, hanno avviato un’interlocuzione con Invimit, la società di gestione del risparmio del ministero dell’economia e delle finanze, per trasformare in studentati la Mattonaia e l’ex asilo Coccapani, entrambi di proprietà comunale. E’ stata proprio Frida Scarpa ad annunciarlo in consiglio comunale: "Sono iniziate le valutazioni da parte di Invimit, significa che c’è interesse". E’ presto per parlare di trattativa ma sul tavolo c’è anche il riutilizzo di un altro immobile in via Fermi. "Stiamo lavorando – ha ammesso Scarpa – per consegnare a Invimit questi tre edifici: la nostra proposta è bloccata sulla richiesta di trasformazione in studentati. Si tratta di immobili fermi da tempo, sarebbe un successo poterli ‘regalare’ ai nostri studenti". Il Comune insieme all’Università immagina un futuro da studentato anche per l’ex dipartimento di Chimica in via Risorgimento. E in questa direzione si registra anche l’impegno dell’ateneo, ma la strada è ancora in salita. "Si tratta di un immobile che richiede ingenti risorse per la sua riqualificazione - ha osservato il rettore Riccardo Zucchi - e solo successivamente potremo valutare il suo futuro. Ma non c’è dubbio che abbia ragione Italia Nostra: si tratta di un bene da recuperare. Insieme al Comune stiamo valutando alcune possibili soluzioni". L’edificio richiede interventi significativi di bonifica ambientale visto che ha ospitato laboratori nei quali sono state utilizzate sostanze inquinanti. L’idea del Comune, ha precisato Frida Scarpa, "è quella di evitare che sia alienato per destinarlo a uso ricettivo o residenziale privato, ma piuttosto pensiamo che possa ospitare un nuovo studentato con 150 posti letto".

La situazione dell’ex dipartimento di Chimica non è poi tanto dissimile da quella del Palacongressi, altro bene inutilizzato di proprietà dell’ateneo e con davanti un futuro più che incerto. La sua riqualificazione per riaprirlo si è dimostrata una strada complicatissima da percorrere al punto che l’università sta valutando di venderlo. "Del resto - ha ribadito più volte Zucchi - detenerlo è un’anomalia a livello nazionale. Dobbiamo cercare di trovare soluzioni che possano riportarlo a patrimonio della collettività. I lavori per riaprirlo sono costosi, parliamo di milioni di euro, per questo abbiamo valutato l’ipotesi di una cessione dell’immobile". Per ora la partita resta aperta: "Nelle prossime settimane - ha concluso Zucchi - faremo valutazioni per arrivare al prossimo incontro con le idee più chiare e cercare di individuare le soluzioni migliori per tutti".

Gab. Mas.