Maurizio Cammillini

Pisa, 12 settembre 2018 - «Voglio sapere come è morto mio fratello. Chi sa parli, la verità deve saltare fuori. È l’unica cosa che ci resta». Niente potrà riportare in vita Maurizio Cammillini, il pony express 29enne morto martedì scorso dopo essersi schiantato con lo scooter su un palo della luce in via Pietrasantina. L’impatto tremendo e fatale mentre andava a consegnare pizze a domicilio, per conto di un risto-pub del centro storico. Il giovane è stato trovato ferito a terra, ancora cosciente. «Ma non sappiamo chi abbia lanciato l’allarme e soprattutto se qualcuno possa aver visto cosa è successo immediatamente prima. I passanti dovranno pur essersi accorti di qualcosa...», si domanda Stefania Pellegrini raccogliendo tutta la forza rimasta dopo la tragedia che ha distrutto la sua famiglia.

«Maurizio ha fatto tutto da solo oppure è stato investito? Qualcuno l’ha urtato facendogli perdere il controllo del mezzo? Oppure un’auto l’ha trascinato con sé, magari al termine di un sorpasso o di una manovra? Abbiamo diritto di scoprirlo». Tante domande che da quella maledetta sera affollano la mente di chi è rimasto a piangere quella morte innocente. Una lunga lista di interrogativi che meritano risposte certe. «L’incidente è avvenuto in serata in una strada dove il traffico è sostenuto sia di giorno che di notte – continua la sorella –. È praticamente impossibile che nessuno abbia assistito alla scena. Impossibile che nemmeno una persona abbia notato ciò che stava accadendo... I testimoni devono farsi avanti, senza paura. Ci accontentiamo anche di un messaggio anonimo da recapitare a noi, alla redazione o alle forze dell’ordine. Una traccia da cui partire per chiarire la dinamica dei fatti». Un’altra legittima richiesta di giustizia in una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire: secondo i primi accertamenti svolti dall’Inail, infatti, il ragazzo era a nero.

«In prova – aggiunge la sorella –. Era felicissimo di aver trovato quell’impiego. Diceva a tutti che ‘quella era la volta buona’, che avrebbe finalmente raggiunto un suo equilibrio. Maurizio non aveva un’occupazione stabile ormai da un paio di anni. Non aveva più avuto pace dopo la fine del servizio civile. Soltanto collaborazioni saltuarie e una serie infinita di colloqui in giro per l’Italia. Era pronto a tutto, non aveva paura di sporcarsi le mani. Si impegnava ed era disposto ad accontentarsi, ad imparare i mestieri più disparati. Non è giusto che sia finita così».

Elisa Capobianco