Antonio Logli
Antonio Logli

Pisa, 20 dicembre 2017 - Il reintegro in Comune, a San Giuliano Terme, di Antonio Logli è «sacrosanto». Con buona pace dei social che continuano ad alimentare «violente polemiche» riguardo a una sentenza passata in giudicato e che ha dato ragione all’uomo, recentemente condannato in primo grado (l’appello è fissato per il marzo prossimo, ndr) a vent’anni di reclusione con l’accusa di avere ucciso la moglie Roberta Ragusa e di averne distrutto il cadavere. È in sintesi quanto affermano in un comunicato gli avvocati Linda Sozzi e Giangiacomo Magni che hanno assistito Logli nel contenzioso civilistico contro il Comune sangiulianese.

«Alla finedi un percorso giudiziario estenuante – scrivono i legali –, Logli ha dovuto in ogni caso rinunciare al posto di lavoro che gli spettava di diritto alla polizia municipale per ‘accontentarsi’ di ritornare ad essere almeno dipendente del Comune (perché dal Comune era stato ingiustamente allontanato ancor prima della scomparsa della signora Roberta Ragusa). La vicenda lavorativa, ormai definita con sentenza passata in giudicato e favorevole a Logli, in tempi diversi avrebbe dovuto essere ‘la notizia’ per la sua positività, perché è il giusto esito di una grave e ingiusta condotta altrui. Questa sentenza non è stata mediatica, ma è stata giusta». E invece la condanna del Comune a reintegrare Logli ha scatenato l’ira degli internauti e sui social sono volati commenti al vetriolo contro di lui, che hanno spinto oggi i suoi avvocati a prendere posizione

«I giudici– concludono Magni e Sozzi – hanno lavorato correttamente senza preoccuparsi dell’opinione pubblica, pronta a scagliarsi contro chi non risulti telegenico. La violenza e l’accanimento mediatico, soprattutto sui social, nei confronti di Logli è un fatto contrario a ogni logica: non possono esistere ‘colpevoli per antipatia’, così come ‘la simpatia’ non può determinare l’esito di un concorso». 

Nei giorni scorsi anche il Comune aveva ripercorso la vicenda e precisato che il contenzioso vinto da Logli non lo aveva mai portato a riottenere un posto nella polizia municipale, ma che esso si era risolto con la rinuncia di Logli a far parte dei vigili urbani (presso gli uffici amministrativi e con una mansione di inserimento dati) a fronte di un incarico equiparato in altri uffici comunali.