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Emanuele Scieri (Immagine d'archivio Ansa)

Pisa, 6 settembre 2018 - ​ «Con la morte di Emanuele Scieri io non c’entro nulla». Lo ha ripetuto davanti ai giudici del tribunale del riesame di Firenze l’ex caporal maggiore Alessandro Panella, arrestato nelle scorse settimane, e ora ai domiciliari, con l’accusa di concorso in omicidio volontario, insieme ad altri due ex commilitoni, indagati per lo stesso reato ma liberi (Luigi Zabara e Andrea Antico), per la morte di Emanuele Scieri, il giovane parà della Folgore morto nella caserma Gamerra di Pisa il 13 agosto 1999, anche se il suo corpo fu ritrovato solo tre giorni dopo.

Panella ha scelto la formula delle dichiarazioni spontanee consegnate per scritto ai magistrati del Riesame ripetendo le stesse dichiarazioni che aveva fatto al gip pisano, Giulio Cesare Cipolletta, in sede di interrogatorio di garanzia. I suoi difensori, Tiziana Mannocci e Marco Meoli, hanno chiesto la revoca della misura cautelare o, in subordine, l’attenuazione della misura afflittiva. Il pubblico ministero, Sisto Restuccia, ha invece chiesto la conferma della misura cautelare ai domiciliari. Il tribunale del riesame si è riservato e renderà nota la propria decisione nei prossimi giorni. Probabilmente già entro questa settimana.

In sostanza, la difesa ha contestato la ricostruzione della procura affermando l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza relativi alle relazioni peritali che convergono su «un’ipotesi di omicidio volontario, in realtà tutta da dimostrare, ma anche di inquinamento probatorio e pericolo di fuga» di Panella, che ha anche la cittadinanza americana e quindi «stava organizzando il suo viaggio di ritorno in California dove vive stabilmente da 10 anni». I legali, inoltre, contestato l’interpretazione delle frasi captate con le intercettazioni ambientali «perché quelle parole vanno analizzate in tutto il contesto e non estrapolate dallo stesso». Infine, Mannocci e Meoli hanno sottolineato che «il deposito delle intercettazioni è avvenuto successivamente all’esecuzione della misura e non prima come avrebbe dovuto essere fatto e che nell’applicazione della misura cautelare non è indicato alcun termine di durato per l’eventuale inquinamento probatorio».

Gab. Mas.

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