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22 mag 2022

Magia di un gioco che ci rende uniti Il sogno Pisa è un dono per la città

Solo calcio? Sì, ma dietro a quei colori tutti tornano uguali e bambini. Le foto di un giorno da ricordare

22 mag 2022
saverio bargagna
Cronaca

di Saverio Bargagna

La pacca sulla schiena richiama l’attenzione del bambino che esulta all’Arena mostrando la sciarpa al contrario: "Bimbo, goditi tutto questo. Lo aspetto da 30 anni". Lo dice col dito indice alzato mentre traccia un cerchio in aria e con un volto serio, quasi contrito. Il piccino sorride cortese e smarrito, si guarda intorno come a dire: "Ma questo dice proprio a me?". Trent’anni, a quell’età, sono una vita: vi corre la differenza fra gioventù e vecchiaia.

Il cocente sole di maggio cala fra le strette strade del centro storico e su Pisa si estende la dolce serenità della gioia per la vittoria che lancia i nerazzurri alla finale playoff per la serie A. Dal terzo piano della finestra di Borgo Largo due ragazzi si sporgono dal davanzale di casa. Salutano chi passa scuotendo il capo: giovani, vecchi, donne e bambini, esultano di fronte a tutti quelli che tornano dallo stadio con una bandiera. Dalla camera si espande l’Inno del Pisa: "Forza Pisa! Alé Pisa!". La gente risponde alzando il braccio in segno di vittoria, quasi fosse il cenno di intesa a un vecchio amico. Alla Nunziatina, chi non ha trovato il biglietto, soffre quanto all’Arena: alle 16 c’è già chi attende fuori dal cancello. E’ questo che fa impazzire del calcio.

Ognuno adesso apponga a queste immagini la propria foto della giornata di ieri: quella che preferite, quella incisa nella mente. Chissà? L’abbraccio con un amico alla rete di Benali, i brividi per la coreografia della Curva, la liberazione al fischio finale... non saprei. Io, per esempio, ricordo i quattro tifosi incrociati per caso nel pomeriggio sotto la redazione. Scattiamo una foto e parliamo: "Andate allo stadio alle 14? Non è un po’ presto?". "Certo, ma non sappiamo cosa fare. E’ troppo l’emozione per stare fermi a casa". Mi fanno leggere sul cellulare un post diventato virale in città: "Stadio esaurito? Io di più".

Qualcuno potrebbe ribattere è solo calcio. E avrebbe tutte le ragioni del mondo. Ma c’è un aspetto che, forse, sfugge a tanta razionalità. E non ci incastra niente quel forzato parallelismo fra il pallone e una città che si riscatta. Il pallone è il pallone, il mondo dove viviamo è un altro affare. Ma ciò che davvero riesce a fare il calcio, questo sì, è unire. Pisa si scopre in questi giorni più vicina, abbatte i confini, crea legami ed è questa la più grande vittoria della città. Il pallone – quando rotola e vince – mette d’accordo tutti: maggioranza e opposizione, fa parlare il magistrato col panettiere, il bambino con la sciarpa con l’anziano. E fa perfino scrivere al presidente della Regione Eugenio Giani (fiorentino doc): "Forza Pisa!".

La serie A sarebbe volano per l’economia; incentivo al turismo; garantirebbe ulteriori possibilità economiche per accelerare infrastrutture attese da anni: in qualche misura sarebbe una enorme pubblicità. Tutto vero. Però poi quando in campo scende quella maglia nerazzurro a nessuno importa più niente di tutto ciò. E’ la magia e l’illusione di un gioco e un sogno che ci rende popolo.

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