La superstrada Firenze-Pisa-Livorno
La superstrada Firenze-Pisa-Livorno

Pisa, 7 giugno 2021 -  Dagli anni di piombo, ancora in bianco e nero, alla prima rivoluzione satellitare. Tanto c’è voluto per completare la strada di grande comunicazione da Firenze a Pisa e poi fino al porto di Livorno: 34 anni e un campionato del mondo di calcio. Quello del ‘90 in Italia vinto dalla Germania ancora Ovest pur se il muro di Berlino era caduto nell’89. Possiamo però dire di essere riusciti almeno a fare un capolavoro? No.

Questa è una strada che parla di giunti che si spezzano, buche, cantieri infiniti. Finita qui? Affatto. Alla lista dei misteri dolorosi della Firenze-Pisa-Livorno dobbiamo aggiungere incidenti continui e anche mortali, l’assenza di corsie d’emergenza e un traffico pesante di difficilissima gestione. E’ questo il safari che si trovano ad affrontare i 50mila veicoli che ogni giorno percorrono la «veloce» in entrambe le direzioni. In questi anni ne sono state pensate tante. Anche quella di metterla a pagamento. «Io sono favorevole a un canone per i mezzi pesanti, dobbiamo alleggerire il carico il più possibile – dice il sindaco di San Miniato, Simone Giglioli, che deve fare i conti con due svincoli nel suo Comune –. Anche se resta il fatto che questa strada è tutta da ripensare: in caso di gravi incidenti vanno in tilt la Tosco Romagnola. L’ultima volta, a novembre, fu un delirio tutto il giorno».

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Così la Fi-Pi-Li l’abbiamo percorsa anche noi. Tutta, da Firenze al mare e viceversa. Per toccare con mano cosa significa viaggiare su questa strada inaugurata negli anni ’70 (il primo tratto fu Montelupo-Empoli) che risentì subito di una sottostima delle esigenze di traffico che sarebbero sorte nei decenni successivi. Il nostro «ingresso in guerra» comincia alle 11 esatte, direzione Livorno: buche e sconnessioni ci accompagnano fino al mare. Il primo brivido, però, l’abbiamo in prossimità dello svincolo Pontedera-Ponsacco. Una trappola infernale: la carreggiata strettissima, noi in sorpasso su una colonna di mezzi pesanti mentre sulla rampa di lancio, troppo corta, stanno arrivando altre auto: il conducente, qui, per una manciata di secondi deve muovere i piedi tra freno, acceleratore e frizione come Beethoven muoveva le dita per incantare con la Quinta Sinfonia.

Solo un gioco rapidissimo di tocchi felpati del piede sui comandi, fatto di lievi decelerazioni e altrettanto repentine fughe in avanti, può salvare dal botto sicuro. Subito dopo, all’altezza di Lavaiano, nel comune di Casciana Terme Lari, la Fi–Pi–li si biforca in due rami: uno in direzione nord ovest verso Pisa che, per quanto malmesso, presenta minori criticità, e l’altro in direzione ovest-sud- ovest verso Livorno, dove la carreggiata è all’osso e l’asfalto, tra avvallamenti e scorticature, è provato dallo stress dei tir diretti verso l’Interporto. Stesso copione al ritorno, tra il rumore sinistro delle griglie di scolo che rimbalzano sotto l’auto e i tratti a una corsia per piccole manutenzioni. Siamo in corsa per Firenze, passiamo davanti allo svincolo di Montopoli, la seconda trappola con le stesse criticità di Pontedera-Ponsacco. «Da un anno abbiamo presentato un’idea progetto per migliorare la situazione, spostando lo svincolo e togliendo quel groviglio micidiale – spiega il sindaco Giovanni Capecchi –. Ci dissero che avrebbero fatto uno studio di fattibilità. Più sentito nulla, torneremo alla carica». Ma il bello arriva dopo Ginestra e siamo avvisati che ci aspetta una fila di due chilometri, quella stessa che in alcune ore del giorno diventa di cinque, sette, nove chilometri. La stessa che dobbiamo fare anche al ritorno, stremati da oltre tre ore di viaggio per fare 160 chilometri. E alla fine dobbiamo anche dire che siamo stati fortunati: abbiamo fatto presto e siamo tornati a casa vivi. Benvenuti nell’eccellenza toscana. Quella sulla quale pesa il sospetto – stando alle recenti indagini della procura di Firenze – che in nome dell’economia circolare si sia consentito, anche, di buttare terre avvelenate nei sottofondi stradali. (1 - continua)