La scomparsa di Antonio Paolucci. Quando l’ex ministro storico d’arte salvò la ‘Cappella Sistina pisana’

Per conto della Primaziale ricevette l’incarico di presiedere i lavori di restauro e la ricollocazione dei cicli pittorici del Camposanto Monumentale danneggiati dall’incendio provocato dalle bombe americane.

"Con questo restauro di enorme valore artistico e la restituzione del Camposanto Monumentale ai pisani si chiude il conto con la seconda guerra mondiale. La scena del Giudizio universale è la Cappella Sistina di Pisa". Con queste parole Antonio Paolucci siglava quella che di certo è tra le più imponenti operazioni di salvaguardia e tutela del patrimonio artistico che, nei decenni più recenti, ha interessato la città di Pisa (e non solo, verrebbe da dire). Egli aveva difatti ricevuto dalla Primaziale l’incarico di presiedere i lavori per il restauro e la ricollocazione dei cicli pittorici del Camposanto strappati dalle pareti per salvarli dall’incendio causato dalle bombe americane nel 1944.

Ieri, la notizia della morte di Antonio Paolucci, avvenuta a Firenze dove viveva, ha scosso il mondo accademico e degli addetti ai lavori, e ha colpito anche la gente comune che, anche grazie alle sue lezioni televisive, aveva trovato nell’arte e nelle bellezze italiane motivi di ulteriore stupore, interesse e di curiosità oppure opportunità di approfondimento. Memorabile, nel 2018, la sua ‘lezione’ sul Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco.

Nel laboratorio di restauro di Campaldo dell’Opera della Primaziale, il bellissimo affresco alle spalle, Antonio Paolucci spiegava ai giornalisti, arrivati per l’evento anche dall’estero, colori, iconografie, scelte compositive e ispirazioni del suo autore. Per almeno un decennio Paolucci aveva seguito il progetto di restauro dei cicli pittorici del Camposanto che, grazie al lavoro di 11 restauratori, ha riportato in parete, dopo 70 anni e importanti danneggiamenti, questi tesori dell’arte trecentesca.

Nel 2021 una nuova sorpresa per gli affreschi pisani: il ritrovamento di tre volti perfettamente conservati e leggibili, pertinenti con tre figure dipinte da Benozzo Gozzoli e con molta probabilità trafugati dopo l’incendio causato dai bombardamenti americani del 1944. Dagli anni 90, in casa di un uomo che li aveva acquistati in buona fede da un antiquario londinese, questi volti (oggi esposti in Camposanto) erano stati riconosciuti e riconsegnati dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Monza alla Primaziale che, a sua volta, li aveva consegnati al team di restauratori guidato da Paolucci.

Eleonora Mancini