Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale

Pisa, 29 maggio 2017 - A volte ritornano. Colpevolmente in ritardo, ma tornano. E’ il caso di un sessantottenne pisano che pochi giorni fa ha (finalmente) deciso di rientrare in Italia, e più precisamente a Fiumicino, proveniente da un’isola caraibica. Dal 1997 era ricercato dalla polizia italiana perché doveva scontare la pena di 10 anni di reclusione per associazione mafiosa. Era stato condannato, infatti, dalla corte di assise d’appello di Firenze a seguito delle indagini che avevano portato alla luce le infiltrazioni mafiose in Versilia dove aveva trovato terreno fertile il clan Musumeci che, oltre alle estorsioni, gestiva le case da gioco clandestine, all’epoca tanto di moda e altrettanto redditizie.

È proprio nella gestione delle case da gioco che l’ex ricercato aveva il suo ruolo e il suo coinvolgimento emersi chiaramente negli atti del processo dove confluirono intercettazioni telefoniche, pedinamenti e irruzioni fatte dalla polizia di Lucca, Viareggio e Pisa. Dopo la sua condanna l’uomo si rese latitante e a nulla sono valse le indagini che a più riprese la Squadra Mobile di Pisa ha avuto modo di avviare nei suoi confronti e nei confronti dei familiari al fine di rintracciarlo per fargli scontare la pena.

Ora, dopo 20 anni di dorata e soleggiata latitanza, ha deciso di tornare, non certo per pagare il suo debito bensì perché dato il tempo trascorso dalla condanna, non essendo stata eseguita la pena, questa s’intende estinta e pertanto lui ora è un uomo libero e può disporre liberamente della sua persona senza alcun vincolo d’orario, stabilendo altrettanto liberamente il proprio domicilio nel luogo a lui più congeniale. Ovvero il Cep.