Chiara Ribechini, 24 anni, è morta per shock anafilattico nel luglio del 2018
Chiara Ribechini, 24 anni, è morta per shock anafilattico nel luglio del 2018

Navacchio (Pisa), 19 gennaio 2020 - La morte di Chiara e le eventuali penali responsablità di terzi nella tragedia sarà al centro di due primi passaggi consecutivi (già calendarizzati) nell’aula penale del tribunale di Pisa. Chiara Ribechini è la 24enne di Navacchio morta il 15 luglio 2018 per shock anafilattico dopo aver mangiato pane al latte di cui era allergica fin dalla nascita. Successe nell’agriturismo di Colleoli, sulle colline di Palaia, dove la giovane era cliente abituale. Tra poche settimane davanti il gup Donato D’Auria è fissata l’udienza in cui sarà discussa la richiesta di rinvio a giudizio che il pm Giancarlo Dominijanni chiede per la legale rappresentante dell’agriturismo e le due cuoche.

In un’udienza successiva (anche questa già fissata) ci sarà la discussione sull’opposizione alla richiesta di archiviazione per due cameriere entrate nell’indagine in un secondo momento. Non è escluso che la prima udienza in programma slitti veloce con un rinvio per una valutazione complessiva della vicenda in un’unica discussione. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso per Rita Astinenti di San Miniato e le due cuoche Giovannina Montesano, 50 anni, di Montopoli e Antonia Coppola, 59 anni, di Santa Maria a Monte. Tutte difese dagli avvocati Alberto Marchesi e Rosa Rubino.

La parte civile - i genitori di Chiara sono assistiti dall’avvocato Francesca Zuccoli - chiederanno al giudice di mandare a processo anche le cameriere: in quanto, a loro volta, sarebbero un anello della catena dei fatti di quella sera. La morte di Chiara, quindi, secondo la parte civile, sarebbe frutto di una cooperazione colposa tra tutti i soggetti che, a vario titolo, gestirono la sua cena, dalla prenotazione nel locale alla comanda per la cucina, alla preparazione e consegna delle pietanze. Secondo la Procura, non sarebbero state rispettate le prescrizioni riguardanti i cibi da non somministrarle, in quanto allergica.

La consulenza affidata dalla Procura a Patrizia Restani, docente di chimica alimentare, ha indicato nella quantità di latte contenuta nel pane la causa del decesso. La giovane aveva una forte allergia ai latticini ed è per questo che si rivolgeva solo a strutture di fiducia che erano in grado di servirla in sicurezza. Ma qualcosa nella preparazione dei cibi, quella sera, potrebbe essere andato storto. I valori riscontrati su latte e uova, per i crostini mangiati prima dei pasti, e su altri alimenti, sarebbero stati così elevati da giustificare l’inefficacia della puntura di adrenalina che la 24enne si era somministrata nell’estremo tentativo di superare la crisi.
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