Carmine Abate alla cerimonia di premiazione del Premio Campiello nel 2012
Carmine Abate alla cerimonia di premiazione del Premio Campiello nel 2012
Un nuovo romanzo corale, pieno di colore e di vita, in cui più personaggi narrano le loro storie e le loro esistenze che armonicamente si intrecciano. Di questo tratta l’ultima fatica di Carmine Abate , “Il cercatore di luce” , edito da Mondadori, opera dedicata all’arte e alla figura di un pittore straordinario come Giovanni Segantini, che verrà presentata a Pisa oggi alle ore 18.30 al Cinema Lumière, in un evento che porta la firma della Libreria Ghibellina, e domani a Firenze, alle 18, alla Sala Vanni. Un libro in cui le parole diventano pennello esaudendo sia il compiacimento letterario che quello figurativo, sia la storia che la visione fantastica, tracciando le linee di un quadro immaginario in cui viene dipinta la vita di varie generazioni imprevedibilmente legate fra di loro da un destino curioso.
Durante un’estate in montagna con la famiglia, l’adolescente Carlo scopre nella sua baita il dipinto di una madre con un bambino che, come era stato per altri, diventerà pietra miliare della sua vita: attraverso i suoi occhi, si snodano le strade di vari personaggi, tutti, per motivi diversi, ruotanti intorno alla figura di Giovanni Segantini, pittore vissuto e acclamato fra l’800 e il secolo scorso, le cui opere furono ammirate anche all’esposizione universale di Parigi del 1900. Dal nonno di Carlo alla nonna, detta “Moma”, faro di autentica saggezza, dalla madre del pittore morta giovanissima a Bice Bugatti, sua compagna nella vita, tre uomini e tre donne fra realtà e fantasia sullo sfondo del trittico che fece da sfondo a sua volta all’esposizione, attraverso i tre elementi de “la natura, la vita e la morte”, fra tre luoghi determinati, il Trentino, la Svizzera e la Calabria.
Come spesso nei romanzi di Carmine Abate, scrittore calabrese di lingua arbereshe, emigrato da giovane in Germania e da anni residente in Trentino, vincitore del Campiello 2012 con “La collina del vento”, emergono prepotenti le figure femminili determinanti, la Calabria e il Trentino, l’evoluzione attraverso il totale cambio di vita e di esperienze. Ne parliamo con lui.
Abate, come nasce l’interesse intorno a Giovanni Segantini? Fermo restando che si tratta di un autore noto in Italia e all’estero e vissuto e celebrato prevalentemente in Trentino, nei luoghi in cui vive….
“Sono sempre rimasto colpito dalla luce che emerge dai suoi quadri, era un vero cercatore di luce, e in particolare, in “La vita”, sono rimasto attratto dalla giovane donna col bambino fra le braccia, lei ad occhi chiusi, lui ad occhi spalancati verso il futuro, che nulla e nessuno teme, e che poi saranno personaggi del libro, Segantini e la madre. Il quadro è la maternità ma anche l’assenza del padre, da cui Segantini, non sapendo che era morto cercando un lavoro che li avrebbe fatti star meglio, si sentiva abbandonato. Un po’ come me, emigrante e figlio di emigrante. Parto sempre da un’immagine per scrivere un libro ...”
Chi è la “Moma”?
“E’ la sintesi delle mie nonne, delle figure femminili con cui sono cresciuto, è donna, moglie e madre, una delle voci narranti del libro. Un personaggio fondamentale, che mi ha dato l’occasione di raccontare, lei calabrese, una storia non calabrese, quella di Segantini e di Bice Bugatti, che lei aveva conosciuto. Una figura moderna, che, nonostante il contesto, sposa chi ama: in lei le parole dialettali subiscono una trasformazione e si italianizzano in parole chiave che portano a galla la storia. Basti pensare alla divisione degli uomini fra cioti e sperti, schiocchi e non, in cui un cioto può essere anche laureato e ricco: una visione del mondo universale, senza confini… ”
Raccontare la vita di Segantini ha richiesto un ampio lavoro di ricerca, per quanto abbia vissuto nei luoghi in cui vive, come il Trentino…
“Alcuni luoghi li conosco bene, altri li conoscevo solo di nome. Per ricostruire la sua esistenza mi sono messo sulle sue tracce, andando proprio nei posti in cui è stato: da Arco a Milano, alla Brianza, al lago di Pusiano fino a Soglio, Savognino, Maloja. I luoghi hanno una voce e ti raccontano delle storie: la montagna mi ha fatto venire il desiderio di ambientare una parte del romanzo sui monti della Sila e fra le sue dighe, ecco perché San Giovanni in Fiore ” .
La rappresentazione del Trittico è anche la scansione del libro…
“In questa opera monumentale ho trovato la struttura del romanzo che nello svilupparsi fra natura, vita e morte diventa più avvincente, affrontando i tre temi universali e la famiglia dal punto di vista di Segantini ” .
La famiglia e la maternità che ricorre frequentemente nelle sue opere, con donne angelicate che sembrano attingere all’iconografia cristiana…
“In effetti Segantini era un agnostico e il suo Dio era la natura e dunque ancora una madre, come la sua, come Bice, come le tante mamme dei suoi quadri, ma in un senso anche manicheo: si pensi alle cattive madri, alle lussuriose dal cuore ghiacciato, in un simbolismo apprezzato molto all’estero, pur se in Italia un po’ meno ” .