POLEMICA Un’immagine della scorsa edizione del corteo in città (Foto Valtriani)
POLEMICA Un’immagine della scorsa edizione del corteo in città (Foto Valtriani)

Pisa, 15 maggio 2019 - Nessun corteo, ma un presidio statico. E una sfida a colpi di decibel tra due piazze contrapposte. Il tormentone «Canapisa» finisce così. Il prefetto Giuseppe Castaldo ha disposto che gli antiproibizionisti potranno svolgere un «presidio statico» dalle 16 alle 20 in piazza della Stazione e che la contromanifestazione della Lega e dei suoi alleati con il sindaco Michele Conti si svolga a poche decine di metri di distanza in piazza Vittorio Emanuele.

Oggi la decisione sarà ufficializzata, ma questa ormai è l’unica soluzione possibile nel tira e molla che si è consumato per giorni tra le parti in causa. Ed è stata considerata l’unica scelta che si poteva fare da parte del prefetto per tenere fede all’impegno che si era preso nei giorni scorsi, ovvero quello di «contemperare le esigenze di tutti». Garantire la libertà di manifestazione del pensiero, ma anche limitare i disagi che quella manifestazione ha provocato negli anni a tanti pisani. La soluzione del sit in non è piaciuta ai promotori di «Canapisa» che per questo motivo si sono rifiutati di siglare l’accordo in questura e già oggi potrebbero dire la loro. Ma indietro non si torna, ormai. L’unica proposta sul tappeto è questa e non c’è spazio per ulteriori trattative. Il corteo non si farà e l’unica scelta è se andare (e restarci) in piazza della Stazione oppure no.

Intanto, sulle polemiche legate alla street parade antiproibizionista dice la sua anche l’ex deputato, Paolo Fontanelli: «I leghisti, la destra e purtroppo anche chi dovrebbe rappresentare le istituzioni locali, sbraitano contro la manifestazione chiedendo agli organi dello Stato che venga proibita, contravvenendo a un principio costituzionale (la libertà di manifestare e di esprimere le proprie opinioni), non perché ci sono problemi di ordine pubblico, ma perché loro lo hanno promesso in campagna elettorale. In ciò vi è una arroganza del potere del tutto priva di senso delle istituzioni e di rispetto delle leggi. Persino Salvini ha dovuto ammettere, con un’affermazione furba, che non possono proibire ma possono solo “operare per ridurre il danno”. Invece ora insistono, con in testa esponenti che dovrebbero rappresentare le istituzioni e anche l’interesse a salvaguardare la tranquillità dei cittadini, in un’iniziativa proibizionista che rischia, questa sì, di creare problemi all’ordine pubblico cittadino».

Gab. Mas.